La solitudine delle imprese
Il motore dell’economia piemontese è legato da sempre alla produzione. Siamo alla terza generazione di produttori soprattutto industriali e dobbiamo prepararci a crescere la quarta.
Gran parte della produzione industriale è connessa alla meccanica e all’automotive, pur nelle diversificazioni dei clienti che hanno permesso a molti di slegarsi, almeno in parte, da un rapporto diretto con la tradizionale e sempre prevalente azienda Fiat.
L’indotto è cresciuto, maturato ed è diventato nel tempo sufficientemente autonomo per poter guardare e, soprattutto essere considerato, dall’intero settore automotive europeo. L’elettronica nelle sue declinazioni (robotica, meccatronica, informatica, ecc), così come i settori alimentare e tessile, hanno in Piemonte realtà di eccellenza.
La mancanza di interlocutori politici ha determinato una grave situazione di solitudine delle imprese; imprenditori, impiegati, tecnici e operai non sono in lite tra di loro ma anzi sono spesso solidali e vivono compatti il disagio di non essere ascoltati. Non è però comprensibile, né accettabile, che i parti importanti del sistema economico piemontese non abbiano rapporti con l’intero centrodestra piemontese.
Tre sono gli argomenti di dialogo con gli imprenditori e le loro aziende che una forza di Governo può e deve introdurre:
- Formazione professionale - Importante e strategico il ruolo della formazione professionale (il Piemonte utilizza circa il 25% dei fondi nazionali destinati alla formazione professionale).
- Grandi infrastrutture - Tutto il mondo industriale (e non solo) aspetta con impazienza la realizzazione delle oramai note grandi opere internazionali. L’inserimento del Piemonte sul corridoio 5 Lisbona-Kiev è strategico per il futuro industriale e produttivo della regione.
Pochi considerano però la maggiore importanza che rivestirebbe la realizzazione del cosiddetto terzo valico, ossia il collegamento diretto con il porto di Genova e il tratto piemontese di TAV. Ciò determinerebbe una reale situazione di interscambio tra la viabilità marittima e terrestre proprio nella zona piemontese dell’alessandrino. - Integrazione e dialogo con la Lombardia – Risulta del tutto evidente che il processo di integrazione tra Piemonte e Lombardia è già in atto indipendentemente dalle scelte politiche dei Governi regionali. Tale processo deve essere però pilotato e condiviso per realizzare quelle sinergie che le economie delle due regioni possono realizzare. È evidente il ruolo “europeo” e commerciale di Milano e non deve sfuggire la grande potenzialità della macroarea determinabile sull’asse Torino-Milano estendibile a Bergamo e Brescia.
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