Ripensando alle politiche di assistenza
Tema assai delicato per le ovvie ragioni di equilibrio di bilancio. Il sistema di contributo agli affitti erogato attraverso i comuni, determina cifre troppo spesso inadeguate alle reali esigenze della popolazione. Lo stesso meccanismo dell’ISEE non fotografa i bisogni immediati, ma si riconduce alle condizioni dell’anno precedente. Troppo squilibrato risulta inoltre l’utilizzo dello strumento da parte degli stranieri rispetto agli Italiani. Il sistema obbliga nei fatti i comuni ad integrare quote sempre più cospicue. Forse una rideterminazione dei parametri a favore delle giovani coppie porterebbe ad un più equo restringimento del campo d’azione.
L’avvio dei piani di zona coinvolge il territorio attraverso i consorzi di assistenza intercomunali, con il solo difetto di essere un po’ troppo rigidi ed articolati secondo le esigenze degli operatori del settore più che degli utenti.
In nessuno di essi si parla di associazionismo famigliare, strumento di alta rilevanza normato solamente in Lombardia. Nel complesso il sistema attuale non è da gettare via, ma da migliorare. L’elemento di novità potrebbe essere quello di cambiare l’orientamento delle politiche di assistenza verso situazioni completamente nuove: ad esempio non sarebbe opportuno sostenere le iniziative di giovani laureandi che si avviano all’esercizio di attività professionale?
Non sarebbe utile accantonare somme progressive per tutti gli studenti delle superiori, proporzionate ai risultati scolastici e rendergliele disponibili sotto forma di prestito d’onore per l’avvio di nuove attività al termine del ciclo di studi secondari oppure per mantenersi gli studi universitari?
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