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Solo una sana politica migratoria europea può risolvere il problema sbarchi

L’ennesima dimostrazione che le idee di Salvini sulle Ong e sulla gestione dei migranti non siano poi così prive di fondamento arriva dai fatti di cronaca più recenti. La nave di Sea Eye, Ong tedesca, ha infatti recuperato 64 migranti al largo della costa libica, e le organizzazioni umanitarie hanno già chiesto a gran voce ad Italia e Malta la possibilità di aprire i propri porti. La Mediterranea Saving Humans, rete di associazioni italiane che si occupa del monitoraggio del Mediterraneo, ha infatti espresso le proprie richieste direttamente su Twitter. Il vice Premier Salvini ha ovviamente replicato con fermezza: “Nave battente bandiera tedesca, Ong tedesca, armatore tedesco e capitano di Amburgo – dice il ministro dell’Interno – È intervenuta in acque libiche e chiede un porto sicuro. Bene, vada ad Amburgo“. La questione è decisamente complessa: in Italia, il Ministero dell’Interno gestisce le statistiche degli immigrati sbarcati nel nostro Paese, evidenziando come nel primo trimestre 2019 si sia ovviamente registrato un calo importante degli sbarchi. L’Italia, ma soprattutto l’Europa, hanno il dovere di aiutare chi scappa dal proprio Paese, spesso nella sofferenza di teatri di guerra. Tuttavia, non è possibile tollerare l’accesso indiscriminato ed incondizionato di persone non indentificate sul territorio, prive di qualsiasi controllo, e la chiusura dei porti imposta da Salvini è la conseguenza di tali considerazioni. In un’intervista rilasciata a la Verità, un anonimo avvocato piemontese, uno tra i maggiori esponenti impegnati nel settore dell’accoglienza, ha lanciato un vero e proprio allarme: “La verità è che un ragazzo su due di quelli che assistiamo come minorenne in realtà mente sull’età e appena può scappa” ha dichiarato il professionista. Negli ultimi tre anni sono sbarcate in Italia più di 45.000 minorenni, tra i quali:
  • quasi 900 di questi, non sono stati dati in affidamento o ospitati nelle apposite strutture;
  • più di 5.000, scappati dai centri di accoglienza.
Molti di questi arrivano in Italia privi di alcun documento e mentono sull’età; e l’Italia, che deve fronteggiare il fenomeno con onerose spese umanitarie, sociali e legate alla sicurezza, si trova in una situazione di estrema difficoltà.   Non si può accogliere se non si è in grado di assicurare adeguate condizioni di vita: gli aiuti sono fondamentali, ma l’accoglienza (o, la cittadinanza) ben altro. Episodi come quello della rapida dei due extracomunitari di Brescia sono sintomo del disagio che queste persone sono costrette a vivere in Italia, dove spesso vengono arruolate dalla malavita o sfruttate come manodopera a basso costo. Ed i fondi destinati all’accoglienza diventano un vero e proprio business che favorisce chi ne beneficia senza offrire un servizio adeguato, trasformando i centri per extracomunitari in veri e propri lager. È davvero questo il futuro che vogliamo, per gli immigrati e per l’Europa? No, ovviamente. Il dovere dell’Europa è quello di rivedere la propria politica migratoria, programmandola nel migliore dei modi: aiuti umanitari europei, ed accoglienza europea possono sussistere solo con una politica comune che impegni tutti gli Stati membri.  

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