Gerusalemme capitale d'Israele

Gerusalemme capitale di Israele…Putin ne trae il maggior beneficio?

Non accennano ad attenuarsi le critiche nei confronti del presidente Usa Trump, che ha voluto spostare l’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme: l’idea di molti è che, terminata la guerra in Siria, gli Stati Uniti puntino ad alimentare nuovi focolai che possano evitare la stabilizzazione dell’area sotto l’egida di Russia ed Iran. Il ruolo di Trump è quello di un mediatore in una situazione davvero difficile: si trova davanti ad evidenti squilibri già lasciati dall’era Obama, e prova ora a rilanciare il ruolo di una malconcia Arabia Saudita come mediatrice di futuri accordi tra Stato Ebraico e Palestina. Dobbiamo considerare che proprio nel giorno della presa di posizione di Washington su Gerusalemme, Putin annuncia a sorpresa il ritiro delle truppe in Siria. La presa di posizione del presidente americano può dunque soddisfare entrambe le parti: la vittoria russa in Siria, e la soddisfazione americana per Israele. Già nel 2015, Netanyahu aveva ipotizzato un piano con Mosca, scavalcando Obama che gli aveva remato contro durante le elezioni politiche: Israele chiedeva delle garanzie alla Russia, considerando la presenza ed il controllo di Hezbollah milizia libanese filoiraniane presente ora in Siria oltre che al Sud del Libano, un nemico dichiarato dello Stato ebraico. L’impegno di Putin non ha soddisfatto però Israele il quale, dopo le vicende legate alla guerra in Siria, aveva visto nascere un pericolo asse sciita tra Libano ed Iran, ed il deterioramento dei rapporti con Turchia ed Egitto. L’annuncio di Gerusalemme Capitale, completa l’ultimo tassello di una difficile situazione politica, nella quale si rafforza l’alleanza tra Usa e Stato Ebraico, a distanza però il rapporto tra Russia e Israele rimane stabile e rassicura in parte lo Stato ebraico contro l’Iran, che vede accrescere il proprio potere grazie alla vittoria di Assad in Siria. L’intesa tra Trump e Putin è evidente, con una mossa diplomatica che conferma il successo del russo nei rapporti diplomatici e nell’organizzazione dei nuovi assetti in Medio Oriente. Ma per Washington meritano di essere evidenziati dei grossolani errori di valutazione, che proseguono in medio oriente da oltre quindici anni e che, a lungo termine, avvantaggeranno Mosca. In particolare:
  • la vicenda allontana gli Usa, in particolare Trump, dalle politiche Ue, sempre più in contraddizione con il politico newyorkese: Trump recita di nuovo il ruolo del guerrafondaio impulsivo, lasciando diversamente a Putin  il ruolo di mediatore e di pace;
  • l’idea di Gerusalemme capitale è una vittoria, seppur simbolica, per Israele, che però fa comodo anche a Putin, in cerca di stabilità, anche se in una prima fase questa scelta protrebbe sembrare destabilizzante;
  • la Turchia, fredda nei rapporti con Israele, è sempre più filo-russa, così come gli altri Paesi del mondo arabo.
Politica energetica Italia

La politica energetica in Italia deve essere una priorità

L’incidente all’impianto di gas, in Austria, ci ha posto evidente la necessità di una politica energetica in Italia più efficace. Ci offre la possibilità di alcune importanti riflessioni in materia di politica estera e, soprattutto, in tema di energia. Il problema è stato evidente, in quanto ha bloccato la distribuzione di metano in Italia, che è ripreso soltanto dopo diverse ore. L’impianto di distribuzione del combustibile a Baumgarten an der March, dove è avvenuto l’incidente, è un vero e proprio “snodo europeo” di gas e gestisce, tra l’altro, il flusso di metano con il gasdotto Tag (Tag Austria Gas Pipeline) nel nostro Paese. È bastato uno sciagurato episodio per far dichiarare lo stato di emergenza al ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, che ha ribadito l’importanza del Tap (gasdotto trans-adriatico, tutt’oggi in costruzione, che porterà gas dalla Turchia in Puglia attraversando Grecia ed Albania), quale alternativa all’approvvigionamento di gas. Nonostante le riserve possano contenere 12 miliardi di metri cubi di gas, è stato registrato, nella giornata di ieri, ad un forte aumento dei prezzi all’ingrosso del prodotto energetico. L’Italia è un grandissimo importatore di energia, e la politica energetica dovrebbe necessariamente essere una vera priorità ed accompagnare ogni aspetto della nostra politica estera. Se non siamo in grado di essere autosufficienti nella produzione, dobbiamo quantomeno valutare ogni possibile soluzione per evitare problematiche legate alla mancanza di approvvigionamento, anche momentanea. In Italia oltretutto siamo sempre pronti a generare polemiche su qualsiasi prospettiva di crescita, come ad esempio Il TAP, gasdotto in costruzione proveniente dal Mar Caspio, che pur in fase di lavori avanzati continua ad essere oggetto di critiche, o come anche per il progetto South Stream, che avrebbe dovuto portare alla realizzazione di un nuovo impianto per connettere Russia ed UE eliminando l’attraversamento dei Paesi extracomunitari, abbandonato a causa delle sanzioni europee contro Mosca. Con il South Stream o con il TAP che è in fase di avanzamento, in maniera pratica si può evitare ogni problema legato alla fragilità dei sistemi di fornitura di prodotto energetico.
Gerusalemme Capitale di israele

Gerusalemme è la Capitale di Israele: è la Storia a dirlo

Trump decide di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, con un annuncio ufficiale, che ha riscontrato numerose critiche e contestazioni da parte dell’Autorità Palestinese e da altri paesi. La faccenda era già stata annunciata al Presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen ed è stata resa ufficiale con un annuncio che ha destato non pochi problemi, ma perchè tante polemiche quando tutti sappiamo che Gerusalemme è la Capitale di Israele? Con questa decisione, Trump e gli Usa riconoscono, di fatto, Gerusalemme come capitale di Israele: i palestinesi hanno annunciato “3 giorni di collera” ed hanno invitato i palestinesi come tutto il popolo arabo sparso in tutto il mondo a raccogliersi nei pressi delle ambasciate per manifestare il proprio dissenso. La situazione è molto tesa, è a rischio, anche l’incolumità dei diplomatici statunitensi, e quella dei propri familiari in tutti i paesi arabi, dove sono iniziate delle proteste davanti alle sedi diplomatiche USA. La preoccupazione coinvolge ora eventuali reazioni anche da parte della lega araba, che è contraria ad ogni iniziativa che possa portare ad un possibile cambiamento dello status giuridico e politico di Gerusalemme, e che tale scelta possa influenzare i negoziati sul conflitto tra Israele e Palestina. Per Trump Gerusalemme è la capitale di Israele: perché criticarlo? Gerusalemme è, di fatto, la capitale di Israele: non è l’uomo Trump poterlo decidere oggi, ma semplicemente la storia. Negare questo ruolo alla città giudaica significa negare la storia, usi e costumi dell’intera regione, che ha una tradizione antichissima di grandi civiltà. Trump di fatto ha dato seguito concreto ad un atto del Congresso USA risalente al 1995, che mai nessun Presidente per ambiguità ha voluto rendere risolutivo. Nel 1948 il presidente americano Truman fu il primo, tra i leader mondiali, a riconoscere lo Stato di Israele; oggi Trump ha voluto correggere un “errore storico”, riconoscendo alla città di Gerusalemme il ruolo di capitale della nazione di Israele. Trump ha spesso preso decisioni forti, ma mai sicuramente illogiche: soltanto un anno fa, aveva sostituito l’ambasciatore uscente con l’avvocato David Friedman, ed ha deciso sin da subito di prendere le distanze dai suoi predecessori in merito alla questione Israele. Troppo spesso le proprie decisioni sono state apertamente criticate ed è stato considerato impropriamente come un fanatico guerrafondaio, ruolo che forse sarebbe calzato di più a qualche suo predecessore. Non è mai stato un fanatico del “politically correct” poiché, probabilmente anche a causa dei trascorsi imprenditoriali ed economici, è sempre stato uno che punta ad un obiettivo preciso senza girarci troppo intorno. Le “primavere arabe” hanno creato guerra e tensioni che hanno interessato il Medio Oriente e l’Africa Settentrionale causando, tra l’altro, il problema dei flussi migratori verso l’Europa, con cui oggi ci troviamo a dover convivere. È ora di dire basta, e di prendere decisioni importanti e puntuali, proprio come ha fatto oggi il Presidente degli Stati Uniti d’America.
tassazione insostenibile serve flat tax

Abbattiamo la tassazione insostenibile: la flat tax

La vera priorità del Paese è indubbiamente una tassazione insostenibile, serve una flat tax,  è urgente introdurre una profonda riforma fiscale, che possa consentire la ripartenza della grande e della piccola impresa, così da poter creare nuovi posti di lavoro e garantire una crescita economica adeguata alle effettive potenzialità della nazione. Negli Stati Uniti, Trump è riuscito in breve tempo a rendere operativa una riforma fiscale da 1500 miliardi di dollari, partita dal taglio delle tasse ad imprese e persone, con l’abbattimento delle aliquote alle imprese dal 35% al 20%. In Italia, la nostra prerogativa non può che essere analoga: la riduzione di tante tasse e balzelli, con l’introduzione di una unica flat tax: un’imposta fissa, assestata intorno 20%, che possa rivoluzionare il nostro sistema economico e rendere più sostenibile il carico fiscale. Pagare di meno, pagare tutti, pagare una sola tassa con la certezza di non sbagliare sull’entità del versamento. Nel mio impegno politico ho inquadrato delle azioni da fare in un corretto programma di Governo. In Colombia, è stata introdotta una flat tax al 20% e sono state eliminate iva e dazi doganali per favorire importazioni ed esportazioni. Le imprese hanno reagito investendo 400 milioni di euro, con un interscambio commerciale che è lievitato a 1,3 miliardi di euro l’anno, toccando cifre superiori a quelle dei Paesi europei molto più sviluppati economicamente. La Colombia secondo il Global Competitive Index, ha un altissimo indice di stabilità ed un rating superiore a quello italiano. In Colombia hanno investito Tenaris, produttrice di tubi, ma anche Enel, Lavazza e Pirelli. Tra le italiane, sono anche presenti Fca, Iveco, Piaggio, Saipem, Salini Impregilo, Illy, Ferrero, Cirio, Barilla, De Cecco, Generali: imprese che forse, con adeguate condizioni fiscali, potrebbero creare qui in Italia migliaia di posti di lavoro, senza avere la necessità di delocalizzare all’estero. Berlusconi propose la flat tax già nel 1994 e ci lavoro con l’esperto di economia Antonio Martino, allievo ed amico del premio Nobel Milton Friedman; tuttavia, gli alleati di allora vanificarono gli sforzi e non fu possibile mettere in atto il progetto. Stavolta la situazione è diversa, perché in tanti sono convinti che rivoluzionando il fisco si possa riportare l’Italia nella posizione economica che davvero merita. Finché non si riuscirà ad intervenire in maniera energica per l’abbattimento della tassazione insostenibile, è illusorio pensare che l’Italia possa ripartire.
Convegno sul valore dell'italia per la fine delle sanzioni tra Russia e UE - Fabrizio Bertot

La strada per la fine delle sanzioni tra Russia e UE passerà dall’Italia?

“Il ruolo dell’Italia nei rapporti tra Unione europea e Federazione russa. La strada per la fine delle sanzioni tra Russia e UE passerà dall’Italia. È questo il titolo del convegno che si svolgerà a Roma, il 5 dicembre alle ore 10.00, presso l’Ufficio in Italia del Parlamento europeo in via IV Novembre, 149.

Il tema è cruciale poiché le relazioni tra UE e Russia attraversano uno dei momenti più difficili della storia recente. Com’è noto, dal 2014 l’Unione europea ha applicato una serie di misure restrittive, di varia natura e inaspritesi nel tempo, nei confronti della Federazione russa che a sua volta ha risposto con controsanzioni di tipo economico. Obiettivo dell’incontro è discutere e valutare la possibilità, dopo la primavera 2018 che è la data prevista sia per le elezioni politiche in Italia sia per le elezioni presidenziali in Russia, di porre fine alle sanzioni reciproche che hanno congelato e compromesso gli scambi commerciali, l’import nei rispettivi mercati e le tradizionali buone relazioni tra la Russia e i principali Paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia. 

All’incontro, organizzato dall’On. Fabrizio Bertot, europarlamentare Forza Italia nella VII legislatura e Presidente della Fondazione Ki An, interverranno i vertici italiani e russi delle principali istituzioni interessate: Mikhail Starshinov, Vicepresidente della Commissione Affari Interni della Duma di Stato russa, il Sen. Maurizio Gasparri, Vicepresidente del Senato, il Sen. Lucio Malan, Questore del Senato e membro della III Commissione permanente Affari Esteri del Senato e Deborah Bergamini, Vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati e Vicecapogruppo PPE al Consiglio d’Europa.

Renzi critiche da Marchionne

Renzi alle corde dopo le critiche di Marchionne

Anche le personalità più influenti dell’industria italiana si allontanano da Renzi, come nel caso del top manager Sergio Marchionne, storicamente molto vicino all’ex-premierI tempi in cui la Ferrari di Marchionne flirtava con il PD di Renzi appaiono lontanissimi: soltanto il 4 gennaio 2016, Marchionne, in occasione della quotazione della casa di Maranello a Milano, ringraziava pubblicamente il politico toscano per il proprio lavoro (poi ovviamente si sono visti i disastrosi risultati) e lo difendeva dalle critiche. Nella presentazione dell’entrata dell’Alfa Romeo in Formula 1 della scorsa settimana, il Marchionne ha invece mostrato evidenti segnali di rottura con il segretario del PD.  «Renzi ha perso qualcosa da quando non è più premier, ma questo è normale»; ha poi ribadito: «se si sia comportato bene o meno non saprei nemmeno dirlo: so che la sinistra sta cercando di definirsi come identità, è piuttosto penoso. Spero che si ritrovino». La mancanza di professionalità e di etica di questa sinistra, proprio alla vigilia delle elezioni, ha destato evidenti perplessità anche all’interno di Fca (Fiat Chrysler Automobiles), che è “decisamente filogovernativa”, come dichiarato dallo stesso dirigente; Renzi mostra oggi di non avere non soltanto più i numeri, ma neanche un’idea di come riconquistare la fiducia di tanti che, in passato, lo hanno ascoltato, e che oggi invece lo criticano apertamente. Soltanto pochi giorni fa, un’altra figura di riferimento Fiat, Lapo Elkann, ne aveva preso le distanze. «Si piace troppo, e questo è pericoloso per lui e per noi. È più provinciale di quanto sembra. Renzi non è un Macron, molto più preparato di lui: è un Micron. Meno personalismo e meno egocentrismo; meno voler parlare di tutto e di niente.» aveva dichiarato Lapo a 8 e mezzo, la trasmissione di La7 condotta da Lilli Gruber. Sembrano solo dei titoli di coda di un rapporto ormai logoro, fatto forse di accordi mai definiti o piani mai portati a termine. Marchionne, ieri, intervistato al Museo Alfa Romeo di Arese, ha voluto comunque precisare che vorrebbe « qualcuno che gestisca il Paese e una tranquillità economica nel contesto in cui operiamo; sono cose essenziali»; e che «non so nemmeno se l’ex presidente del Consiglio si ricandidi. Mi sembra invece che Silvio Berlusconi si ripresenti…»
problema migranti da risolvere nei paesi di origine

Il problema migranti va affrontato nei Paesi di origine

Il problema migranti? Va affrontato direttamente, quando possibile, nei Paesi di origine, ove nascono i flussi migratori. L’Italia, adottando la stessa politica miope dell’Europa, ha finora soltanto tamponato il problema con i centri di accoglienza, ma non ha mai compreso appieno che un problema epocale di queste dimensioni va risolto alla radice, proprio come sta avvenendo, in questi giorni, in Costa d’Avorio. I “Millenials” della Costa d’Avorio, sono sempre stati pronti a partire verso quei mondi che hanno potuto vedere soltanto in tv, anche se sono senza lavoro e senza alcuna aspettativa. Il Governo locale sta però lanciando una massiva campagna di informazione che mira a renderli edotti sui pericoli che incombono su chi intende migrare in Europa. Il messaggio è chiaro: «L’immigrazione clandestina è un suicidio. Non partite». Per convincere i ragazzi, è stato organizzato un concerto gratuito di una delle band più importanti del Paese, i Magic System, ed è intervenuto anche l’ex bomber del Chelsea Didier Drogba, che nel territorio ivoriano è considerato un mito. Fino a qualche tempo fa, anche chi aveva un lavoro veniva convinto a partire con molta facilità, in cerca di migliore sistemazione. Si rischiava, convinti che l’Italia e l’Europa fossero una sorta di ricca terra promessa ove tutto era consentito. «Sono vittime dei venditori di illusioni», ha dichiarato il locale ministro dell’Agricoltura, che spera di invertire la tendenza ed evitare l’incubo della schiavitù. Due settimane fa, infatti, un servizio della CNN reso noto in Costa d’Avorio ha mostrato i migranti messi all’asta come schiavi nei campi libici: sono almeno settemila gli ivoriani bloccati in questa difficile realtà. Da allora, le cose stanno lentamente cambiando, al grido di «No all’immigrazione clandestina», che viene da personaggi del mondo della musica e dello sport, così vicini ai giovani. La diaspora delle dinamiche migratorie dall’Africa vanno studiate e represse all’origine. In questo modo si può restituire la dignità a coloro che attraversano il deserto ed il mare, per poi andare a finire in schiavitù o in un centro di accoglienza. Si deve agire nei loro territori di origine, a volte devastati dalle guerre nell’impossibilità di assicurare loro una vita decorosa, così da reprimere questo fenomeno dai risvolti raccapriccianti. Se la Costa d’Avorio è il primo produttore mondiale di Cacao, e l’Europa è il primo consumatore ed importatore, è il caso di domandarsi perché questo Paese dell’Africa Occidentale – come tanti altri in tutto il continente – non possa, con il contributo UE, diventare un luogo dalle condizioni economiche e sociali accettabili.
disoccupazione giovanile

Il disastro della Disoccupazione giovanile, in Italia il lavoro scompare

Il lavoro continua a rappresentare una vera chimera per chi vive in Italia. la Disoccupazione giovanile attanaglia il paese. Sono tante le possibili considerazioni, che vanno dalla cattiva gestione del denaro pubblico alla mancanza di soluzioni necessarie per rivitalizzare il settore e dare opportunità di espansione alle grandi imprese nazionali. Per un politico, in campagna elettorale, è facile toccare temi scottanti come quello dell’impiego dei giovani e degli incentivi sul mondo del lavoro, senza poi offrire alcun risultato oggettivo. Se chi ci governa dichiara che “la priorità sono i giovani”, non evidenzia mai il fatto che l’Italia abbia il record di disoccupazione giovanile, ed un numero record di stagisti. Quello degli stagisti e dei tirocinanti, soluzione che dovrebbe l’apprendimento e la formazione finalizzata all’ingresso nel mondo del lavoro, diventa per tantissimi ragazzi una vera schiavitù. Lo stagista lavora 12 ore al giorno, per guadagnare cifre intorno le 300 euro mensili, con la speranza, spesso vana, di riuscire ad ottenere un contratto con l’azienda. E questo non vuol dire sicuramente dare priorità ai giovani, ma di garantire ad imprese di grandi dimensioni di avere a disposizione manodopera a bassissimo costo senza alcun diritto. Negli ultimi anni, il Governo Renzi/Gentiloni ha offerto ingenti finanziamenti alle banche ed alle aziende, ma non è mai riuscito a tutelare in alcun modo i giovani e pensionati. Non ha “protetto” neanche  le grandi imprese nazionali, che il lavoro avrebbero dovuto garantirlo: la Francia ad, esempio, si muove per acquisire  aziende del calibro di Telecom, ma batte i pugni contro l’interesse italiano per i cantieri navali, impedendone l’acquisizione da parte di Fincantieri. Chi governerà, per il prossimo futuro, dovrà fare i conti con una situazione oggi, insostenibile. Il lavoro nero va punito severamente e sicuramente non depenalizzato, e l’impiego, quello vero, deve essere creato, gestito e tutelato soprattutto dalla politica.
Stranieri, immigrati ed episodi di violenza

Stranieri, immigrati ed episodi di violenza. Non siamo razzisti, ma realisti

Da Nord a Sud, episodi di violenza a carico di immigrati testimoniano come, spesso, il binomio immigrati ed episodi di violenza rappresenta un’emergenza con la quale siamo costretti a confrontarci. Spesso, luoghi strategici come stazioni ferroviarie o terminal di bus, frequentate da cittadini e studenti, diventano “terra di nessuno”, colonizzati da folti gruppi di stranieri che bivaccano, vendono privi di autorizzazioni e commettono piccoli reati.  La scorsa settimana, l’arresto di uno spacciatore gambiano nei pressi della stazione ferroviaria di Monza ha scatenato l’inferno: il criminale ha opposto resistenza, e gli agenti di polizia sono stati circondati da una ventina di immigrati che hanno iniziato a minacciarli e spintonarli. Ci sono voluti i rinforzi per poter riportare la calma e permettere ai poliziotti di svolgere il loro lavoro. L’operazione ha consentito di effettuare tre arresti, a fronte di sei agenti finiti all’ospedale; il gambiano, in possesso di dosi di hashish e marijuana, ha preferito patteggiare la pena ed è stato rilasciato. A Palermo si registrano episodi di violenza a carico di parcheggiatori abusivi stranieri contro coloro che non intendono pagare: una donna è stata palpeggiata da due parcheggiatori rumeni, poi datisi alla fuga, poiché il marito aveva avuto la forza di reagire al tentativo di estorsione negando di pagare questo fastidioso “pizzo” per lasciare l’automobile in un parcheggio. abbiamo decisamente un problema prepotente dell’immigrazione illegale. Dal Nord al Sud del Paese, episodi simili sono all’ordine del giorno. Gli stranieri, privi di lavoro ed emarginati socialmente, spesso sono costretti a vivere di espedienti, a danno dei cittadini. Quando va bene e non commettono reati, sono nei parcheggi dei supermercati, ad elemosinare in metropolitana, a lavare vetri al semaforo. Uno studio statistico sull’aumento del tasso di criminalità commessa dagli immigrati è stata consegnata da tempo al ministro dell’Interno Marco Minniti; non è il caso di strumentalizzare i risultati, ma il peso della criminalità straniera è evidente. Il 55% dei furti con destrezza è commesso da cittadini stranieri, così come il 51,7% dello sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile. Il 45,7% delle estorsioni, il 45% dei furti in abitazione e il 41,3% delle attività di ricettazione. Ha ragione anche Papa Francesco, quando condanna i politici che fomentano paura parlando di immigrazione e razzismo, ma il compito delle istituzioni è quello di individuare i problemi e reprimerli, perché accusare di razzismo chi condanna l’escalation violenta legata degli immigrati rappresenta una visione miope e buonista di un pericoloso fenomeno che sta lentamente trasformando la nostra vita sociale.
Berlusconi si impegna ad aiutare gli anziani programma per le prossime elezioni

Le condizioni economiche degli anziani: una vera e propria emergenza sociale

Quali sono oggi le condizioni dei nostri anziani? Quali sono le condizioni economiche degli anziani… pessime, purtroppo, e non soltanto per possibili problemi di salute, ma anche per l’impossibilità di mantenersi e vivere serenamente ed in maniera decorosa solo con la propria pensione. Passando al setaccio le condizioni economiche degli pensionati, scopriamo il disastro. È l’ISTAT a lanciare l’allarme: le pensioni sono inadeguate a mantenere un dignitoso tenore di vita, e il rischio di povertà, di deprivazione materiale, di disagio abitativo e di degrado sono sempre dietro l’angolo. Secondo i dati ufficiali del 2014 (oggi, probabilmente, la situazione è ulteriormente degenerata), Il 23% delle famiglie in cui il percettore principale ha un’età maggiore di 65 anni, giudica “difficile” la propria condizione economica, e il 10% vive nelle condizioni di povertà relativa. Oltre la metà reputa pensante “il carico di spese per la casa”, e quasi il 14% dichiara di non avere soldi per curarsi o per comprarsi i vestiti. Sono numeri davvero scandalosi ed inaccettabili per qualsiasi Paese civilizzato: gli anziani rappresentano coloro che hanno lavorato per tutta la vita ed hanno contribuito allo sviluppo del Paese come noi non conosciamo, e che ora si ritrovano, per colpa del nostro sistema pensionistico, nell’impossibilità di mantenere una decorosa esistenza. Spesso, sono costretti ad affrontare spese mediche straordinarie, a causa dell’inefficienza del nostro sistema sanitario, ed hanno maggiori necessità rispetto ad individui più giovani, ma meno soldi a disposizione. L’unico a spezzare una lancia e dare voce al problema è stato Silvio Berlusconi: nelle recenti dichiarazioni, ha esternato il malcontento del proprio partito verso le pensioni attuali, ed ha denunciato l’impossibilità di vivere con una pensione troppo bassa. “Oggi nessuno anziano può vivere con una pensione minima di 500 euro” ha esternato il Cavaliere “è doveroso e indispensabile aumentare almeno a un milione di euro i minimi pensionistici. Nessun anziano deve essere escluso da questa misura, comprese le nostre mamme che hanno lavorato tutti i giorni a casa e che devono poter avere vecchiaia dignitoso. Se gli italiani ci faranno governare saranno questi i primi provvedimenti del nostro governo: è un impegno che prendo con voi”. Ha inoltre reso noto che nel governo di centrodestra “ci sarà anche un ministero per la terza età”. Potrebbe essere un importante punto di svolta?