Magdi Allam: Convivere con l’Islam

Magdi Allam: Convivere con l’Islam è davvero possibile?

E’ stato un vero successo l’incontro a Rivarolo Canavese con Magdi Cristiano Allam, nel corso dell’evento organizzato  da Officina delle Idee e del pensiero. Con Magdi ho condiviso l’esperienza di lavoro al Parlamento Europeo ed è una persona unica, nonché uno dei più importanti conoscitori del Corano e del mondo islamico.   Nell’evento, Magdi ha affrontato temi come l’integrazione e la tolleranza: sono argomenti che sono diventati estremamente attuali, specie a seguito dei recenti attentati terroristici di matrice islamica che hanno sconvolto l’Europa, ed il mondo intero, in questi ultimi anni.       L’aspetto più sorprendente è che gli attentatori kamikaze erano persone perfettamente integrate nella società in cui vivevano, e non manifestavano quel disagio sociale o quel senso di emarginazione che avrebbe potuto generare in loro le motivazioni per portare a termine un attentato. Ma l’Islam riesce ad affascinare: la nostra è civiltà decadente, ove la perdita dei valori sociali e spirituali, che l’Europa sta vivendo oggi, non consente ai giovani di trovare ideali che realmente li conquistino, e che diano un significato alla loro esistenza.   L’Europa è sempre più musulmana A Bruxelles il 24% della popolazione è musulmana, ma se consideriamo la fascia di età al di sotto dei giovani al di sotto dei 30 anni, i musulmani raggiungono il 40% dei residenti. Il problema è che l’Islam, sempre più presente in tutto il continente, concepisce sé stessa come religione naturale dell’uomo, e non accetta la coesistenza con altri culti. Non tutti poi ne conoscono così bene i dogmi, non hanno letto il Corano in maniera approfondita, e non conoscono Maometto, che è stato un feroce guerriero che ha sottomesso con la forza diverse popolazioni cristiane. Possiamo quindi immaginare, per il futuro, un’Europa sempre più musulmana, con un’integrazione sempre più difficile con la nostra civiltà.     La convivenza con l’Islam è possibile solo in presenza di uno Stato laico, ed è necessario convertire le nostre istituzioni verso la laicità. In Italia e in Europa non si può parlare liberamente dell’Islam, come avviene per le altre religioni, perché si ha paura di criticare il Corano e Maometto. Bisogna superare l’atteggiamento di buonismo e di relativismo (legati anche a motivazioni economiche, condizionate dal business del gas e del petrolio), imporre vere e proprie barriere ideologiche, così da trovare la forza di contrapporre la nostra civiltà.     L’aspetto più preoccupante, non è soltanto legato all’arroganza ed alla violenza religiosa, ma alla nostra ingenua sottomissione ai valori dell’Islam L’Italia e l’Europa devono indicare in modo chiaro che dialogo e convivenza non possono prescindere dagli usi e costumi nazionali, e che i nostri territori non devono rappresentare una “terra di conquista”.  Istituzioni fortemente laiche, anche se con una radice cristiana come le nostre, potrebbero legittimare la pacifica convivenza tra le religioni. Purtroppo però siamo noi stessi a dare a creare i presupposti per la nostra sottomissione. È proprio la Chiesa Cattolica a legittimare l’Islam: a Sesto Fiorentino, la Chiesa ha venduto un terreno per costruire una moschea che potrà accogliere 2.500 persone, con l’avvallo dell’amministrazione del Pd. È per questo che i musulmani si sentono incoraggiati ad “islamizzarci”. È assurda, inoltre, la campagna che la Chiesa continua a sostenere contro i “muri”: nel 632 gli Islamici invasero il sud dell’Europa e fecero violente scorribande in tutto il continente. Nell’830 e nell’847 gli Islamici invasero Roma e saccheggiarono la Basilica di San Pietro. Le mura Leonine edificate nell’847, hanno consentito, ad oggi, di salvare la cristianità e di poter sviluppare una società libera in cui noi ci identifichiamo.
Come formare Governo salvini Di Maio Mattarella

Quale è la soluzione per formare il nuovo Governo?

La risposta è semplice: a questo punto bisogna andare alle urne, la situazione politica estremamente incerta che l’Italia sta vivendo in questi giorni persiste anche nei più recenti avvenimenti, che denotano la difficolta di formare un nuovo Governo che sappia convincere elettori ed istituzioni.

Dall’alleanza per un “Governo gialloverde” Lega – M5S, i giorni scorsi sono saliti alla ribalta i nomi del Dott. Conte e del dott. Savona, quest’ultimo divenuto pomo della discordia con il Presidente Mattarella, che ha bloccato i lavori sul nascere.

Quale potrebbe essere la soluzione migliore per formare un nuovo Governo?

La soluzione migliore sarebbe stata quella di dare l’incarico al centrodestra che aveva ed ha tuttora la maggior forza parlamentare e che proprio in aula avrebbe potuto maturare i numeri per avere la fiducia. Tuttavia il Presidente ha sempre negato ed impedito questa strada e dopo diversi quanto improbabili tentativi la creazione del nuovo Governo sta oramai diventando un vero e proprio gossip, che coinvolge gli esponenti dei due maggiori partiti, appunto Lega e M5S, che però singolarmente non hanno i numeri per poter governare ed unitariamente sono stati respinti dal Presidente che per qualche ragione inspiegabile ai più non ha voluto provvedere alla nomina del ministro dell’economia indicato dal Premier incaricato Conte.

La proposta più coerente con la volontà degli elettori è a questo punto quella di tornare subito al voto, magari con una nuova legge elettorale che garantisca un premio di maggioranza al partito o alla coalizione più votata.

Salvini e/o Di Maio, chi dei due ha meglio gestito la situazione?

Mentre Salvini sembra potersi muovere abilmente negli ambienti di palazzo, Di Maio appare spaesato e forse troppo inesperto ed impreparato per calcare palcoscenici così importanti e così disseminati di insidie. Non a caso, è proprio Salvini a parlare di una nuova legge elettorale, spiegando con molta determinazione che: “… l’unica cosa certa è che c’è una maggioranza in Parlamento che può proporre e approvare le leggi. Per prima cosa facciamo partire la discussione sulla legge elettorale, perché adesso il lavoro passa al Parlamento e, essendo questa una Repubblica parlamentare, sarà lì che si faranno le leggi. A meno che la Merkel non ce lo voglia impedire”.

Il Presidente della Repubblica ha conferito a Carlo Cottarelli l’incarico di formare il Governo: è la soluzione giusta? Cottarelli sicuramente non può essere annoverato tra gli acritici difensori dell’attuale unione monetaria. Tuttavia, ha una posizione forse più adatta a rassicurare i mercati, e potrebbe ottenere quel “consenso internazionale ed europeo” che ne rafforzerebbero la posizione. Il voto comunque rimane la soluzione più giusta, e se Cottarelli non otterrà la fiducia necessaria dagli schieramenti politici, gli italiani torneranno sicuramente alle urne.

possibile integrazione e tolleranza con islam?

È possibile integrazione e tolleranza con l’Islam?

Sta riscuotendo un buon successo, l’evento che ho promosso a Rivarolo Canavese, con l’«Officina delle Idee e del pensiero», una serie di incontri organizzati con diverse personalità della politica, della cultura e dell’arte, prossimo ospite Magdi Cristiano Allam con cui discuteremo se è possibile l’integrazione ela tolleranza con l’Islam. Sarà sicuramente avvincente il prossimo convegno con la presenza di Magdi Cristiano Allam, giornalista e politico egiziano naturalizzato italiano. Con Magdi siamo amici di vecchia data ed abbiamo avuto modo, in passato di collaborare attivamente nell’attività politica del Parlamento Europeo. È sicuramente una persona colta e fuori dal comune, un grande oratore in grado di fornire opinioni e riflessioni schiette e sincere. Cos’è davvero il Corano? Nell’incontro, Magdi presenterà il suo nuovo libro, “Il Corano senza veli”. Il Corano è il testo sacro dell’Islam, ma non tutti lo conoscono davvero a fondo. Anzi, è probabilmente uno tra quelli meno conosciuti. Basti pensare che i musulmani, che attualmente sono oltre un miliardo e mezzo, non conoscono integralmente il Corano e non sanno interpretarlo appieno. Ne “Il Corano senza veli” viene offerta al lettore una importante chiave di lettura, permettendo a chiunque di poter leggere e conoscere, in maniera semplice, i testi del libro sacro che tanto spaventa l’occidente. È possibile l’integrazione tra Occidente e mondo musulmano? Il nodo della discussione dell’incontro con Magdi sarà quello dell’integrazione dei musulmani nella società occidentale, confrontandoci con i dettami del Corano che esorta i fedeli musulmani a combattere contro ebrei, cristiani, adulteri, omosessuali fino a spingere l’intera umanità ad essere sottomessa al dio pagano Allah. È dunque possibile l’integrazione con l’Islam? Quello dell’integrazione è davvero un tema scottante, e rappresenta uno dei grandi dubbi che il mondo occidentale sta vivendo in questi anni difficili dal punto di vista sociale ed economico. I dubbi possono essere davvero molti: l’identità religiosa e culturale dell’Europa può accettare una religione che condanna apertamente ebraismo e cristianesimo come eresie? Come si può accettare la volontà di sacerdoti cristiani che volutamente trasformano chiese in moschee? Esiste davvero un Islam “moderato” che accetta, come sta facendo il mondo cattolico, l’esistenza e l’autorevolezza delle altre religioni? Il terrorismo islamico trova davvero fondamento nel corano? È ora di dire basta alle supposizioni. E di conoscere a fondo l’Islam L’integrazione con il mondo islamico è la soluzione o il problema? A questa, e ad altre domande, io e Magdi proveremo a dare risposta. L’incontro è previsto per il prossimo Mercoledì 30 maggio, alle ore 21,00, nell’ambito de l’Officina delle idee e del Pensiero, a Rivarolo Canavese, presso il Teatro Parrocchiale, Oratorio San Michele, via Fiume 15.

Ci vediamo a Rivarolo Canavese il 30 Maggio, con l’amico Magdi Cristiano Allam affronteremo un tema chiave…l’integrazione: soluzione o problema?

Pubblicato da Fabrizio Bertot su martedì 8 maggio 2018
Vi attendiamo numerosi! SEGUI IL LINK SOTTO E PARTECIPA ALL?EVENTO, CONDIVIDILO E PORTA I TUOI AMICI! https://www.facebook.com/events/245977452614589/      
movimento cinque stelle

Il Movimento Cinque Stelle…oltre la protesta cosa c’è?

Nelle ultime elezioni politiche, il Movimento Cinque Stelle ha raccolto dieci milioni e settecentomila voti, il 32,7% delle preferenze, quasi il doppio di Pd e Lega. Un elettore su tre ha dato fiducia a questo nuovo partito, nato da Grillo e Casaleggio, venuto alla ribalta per la costante volontà di “dire no” e di protestare contro l’attuale situazione politica. È comprensibile per un elettore la scelta di votare per il Movimento Cinque Stelle (M5S): le idee espresse da questo partito erano sostanzialmente quelle di cambiare il modo di fare politica. Negli ultimi anni, il partito di Casaleggio ha gridato “no” contro la Tav, contro la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, contro l’Euro e l’Unione Europea. Il Movimento aveva attirato l’attenzione del popolo proprio per la capacità di protestare apertamente contro alcune importanti decisioni del Governo. Nonostante abbiano superato il 30% e si siano confermati il primo partito italiano nelle ultime elezioni politiche, i “grillini” destano forti dubbi in merito alla loro capacità di governare. Il passaggio da “partito di protesta” a “partito di Governo” sembra infatti, finora, avere un impatto davvero traumatico.

Ve lo devo dire, io capisco tutti coloro che hanno votato M5S, Di Maio e tutta la compagnia di Grillo…ma serve un chiarimento

Pubblicato da Fabrizio Bertot su mercoledì 2 maggio 2018
Il figlio del fondatore Davide Casaleggio sembra avere minore carattere o ascendente rispetto al padre, e sembra agire secondo una logica imprenditoriale e non politica; il leader Di Maio è un neofita della politica, che dovrà essere affiancato da opportuni professionisti per poter svolgere nel migliore dei modi il proprio compito istituzionale.   Il programma politico del Movimento Cinque Stelle appare neoliberista e fondamentalmente allineato ai “poteri forti” che possono continuare ad esercitare la propria influenza politica. Si tratta proprio di quei poteri che i cittadini, che hanno accolto le idee di protesta del partito, si aspettavano venissero in qualche modo allontanati…come evidenziato nel video sopra di Fabrizio Bertot.
officina delle idee e del pensiero Meluzzi e Bertot

L’Officina delle Idee e del Pensiero: incontro con Alessandro Meluzzi e Fabrizio Bertot

Come già annunciato, è ripartito a Rivarolo Canavese l’evento dell’«Officina delle Idee e del pensiero», costituito da una serie di incontri con personalità autorevoli della cultura, dell’arte e della politica, al fine di discutere sui grandi temi di attualità e di sviluppo del nostro territorio. Grazie all’evento, ho potuto in qualche modo riportare a Rivarolo Canavese le mie esperienze internazionali  legate ad incarichi politici di questi ultimi anni, offrendo nel contempo un momento di serena riflessione. Il primo incontro, che si è tenuto lunedì 23 aprile alle ore 20:30 presso il teatro parrocchiale dell’oratorio San Michele, in via Fiume 15, è stato un grandissimo successo, ed ha raccolto una platea di oltre 120 persone. Tema della serata, l’Identità europea e le politiche migratorie…chi siamo e dove andremo a finire. L’incontro si è rivelato molto più di una semplice chiacchierata, animata dalla presenza del grandissimo Alessandro Meluzzi, psichiatra, politico, scrittore ed accademico italiano. Si è parlato di famiglia e dei grandi problemi, come il calo della natalità, che oggi la società italiana è costretta ad affrontare.  Il professor Merluzzi si è rivelato un abile interlocutore ed ha saputo intrattenere la platea, per oltre due ore. Il pubblico ha gradito ed è stato stimolato dagli argomenti trattati, grazie alle interessanti.officina delle idee e del pensiero Fabrizio Bertot Alessandro Meluzzi Rivarolo   Il prossimo appuntamento con l’Officina delle Idee e del pensiero è per il prossimo 30 maggio. Assieme al sottoscritto parteciperà Magdi Allam, politico e giornalista egiziano naturalizzato italiano, con il quale potremo approfondire tante tematiche legate al mondo islamico. Vi aspettiamo numerosi ed appassionati.
vere cause guerra in Siria

Quali sono le vere cause della Guerra in Siria? Cosa i media non ci dicono

Torna lo spettro del conflitto, con una partecipazione, più o meno diretta, anche dell’Italia: la guerra in Siria riempie da qualche giorno le prime pagine dei giornali, ma difficilmente i media analizzano con attenzione le vere cause della Guerra in Siria che stanno generando le ostilità. Gentiloni qualche giorno fa ha riferito Aula sulla crisi siriana, evidenziando come l’Italia resti coerente con la linea di Stati Uniti ed Alleanza Atlantica. L’analisi tuttavia appare estremamente superficiale: il Premier ha infatti espresso il proprio sdegno in merito alla presenza di fantomatiche armi chimiche, trascurando invece i forti interessi commerciali internazionali legati alla guerra. Nessuno ha parlato, sino ad oggi, che il conflitto in Siria interessa il territorio – che si estende tra Siria e Qatar – che ospita e deve collegare uno dei più grandi giacimenti di gas mondiali, e che la lotta contro le armi e per la democrazia, è in realtà una feroce guerra per l’energia.
Cosa ha provocato la guerra in Siria

…mai fermarsi alle apparenze, cerchiamo di capire un po di più su cosa accade veramente in Siria.

Pubblicato da Fabrizio Bertot su domenica 15 aprile 2018
Lo storico contemporaneo Daniele Ganser racconta da tempo come siano stati creati collaudatissimi format di propaganda ideologica, al fine di poter garantire il consenso a aggressioni militari. Parla di jihadisti infiltrati da Turchia (Paese Nato) e Arabia Saudita (alleato arabo degli Usa), al fine di destabilizzare con successo la Siria e far cadere Assad durante le Primavere Arabe; spiega come la politica, oggi, punti inspiegabilmente alle relazioni internazionali con azioni militari programmate. Il tutto, senza che i media ne parlino in alcun modo, con l’aggravante dell’assoluta carenza di informazioni ed aggiornamenti sugli avvenimenti locali in Siria. È un fatto difficile da accettare, se consideriamo che oggi la tecnologia riesce ad informarci su qualsiasi evento in corso, su scala mondiale, in tempo reale. La Siria, negli ultimi anni, si è sempre rifiutata di far passare, sul proprio territorio, un nuovo gasdotto che collega il Qatar con la Turchia, e potrebbe essere questo il vero motivo della recente escalation bellica. I nuovi pipeline, se realizzati, porterebbero l’energia naturale in Europa da canali alternativi a quello della Russia, che attualmente ricopre l’incarico di principale fornitore. L’influenza di Paesi come Stati Uniti e Israele, con gli alleati sauditi e quatarioti, è legata alla possibilità di cambiare i rapporti di forza e l’egemonia dei territori mediorientali con la realizzazione dei nuovi gasdotti. E il conflitto potrebbe cambiare in maniera radicale gli equilibri internazionali.
Officina delle Idee e del pensiero Meluzzi Bertot

Riparte l’Officina delle Idee e del Pensiero a Rivarolo

Gli impegni nella politica estera non mi hanno fatto dimenticare di essere sempre al servizio di Rivarolo Canavese. Abbiamo pertanto deciso di far ripartire l’«Officina delle Idee e del pensiero», evento nel quale animerò una serie di incontri con personalità di spicco della cultura dell’arte e della politica. Grazie alle esperienze maturate in questi ultimi anni come osservatore internazionale ed europarlamentare, potrò organizzare un confronto di idee su grandi temi e su questioni specifiche legate allo sviluppo del nostro territorio. Potremo infatti parlare, tra l’altro, di immigrazione, famiglia e politica in senso più ampio, ma anche di proposte ed idee per poter migliorare il nostro paese e poterci confrontare su tanti problemi che siamo costretti ad affrontare quotidianamente nel torinese. L’«Officina delle Idee e del pensiero» va oltre le idee dei singoli schieramenti politici. Viviamo infatti in un periodo di evidente incertezza e di difficile governabilità, dove difficilmente la politica di dimostra al servizio del bene comune. Il nostro obiettivo, al contrario, di andare oltre le etichette e di promuovere l’identità culturale italiana e canavesana in ogni suo aspetto, ascoltando i cittadini e fotografando opinioni, timori ed aspettative sull’Europa. Intorno all’Officina si stanno sviluppando iniziative culturali e politiche per la città, che porteranno presto alla costituzione di una Associazione ove si stanno aggregando persone della società rivarolese di buona volontà che vogliono impegnarsi per il nostro territorio. Il primo incontro dell’Officina sarà con l’ospite Alessandro Meluzzi, si parlerà di Identità Europea e politiche migratorie ed avrà luogo il prossimo 23 aprile alle ore 20:30 presso il teatro parrocchiale dell’oratorio San Michele, in via Fiume 15. Seguiranno incontri con lo scrittore e giornalista Magdi Cristiano Allam, e molti altri ancora. Vi aspettiamo numerosi.  
elezioni azerbaijan

Elezioni in Azerbaijan: rieletto Ilham Aliyev

Le Elezioni in Azerbaijan, tenutesi Mercoledì 11 aprile 2018, hanno confermato il Presidente uscente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev, pronto per il quarto mandato consecutivo. Il 56enne presidente ha ottenuto l’86,1% dei voti, garantendo la rielezione dopo una convincente politica economica che ha incrementato, dal 2003 ad oggi, il PIL di oltre cinque volte. Diverse le polemiche legate al voto: in particolare dai partiti dell’opposizione, che hanno deciso di boicottare la tornata elettorale denunciando la possibile manipolazione del voto. La commissione elettorale ha verificato che l’affluenza è stata di quasi il 75%. Dopo aver ottenuto un ruolo attivo nelle recenti elezioni in Russia 2018 come Osservatore internazionale dell’Assemblea Federale, ho avuto modo di ottenere lo stesso ruolo di osservatore anche nelle elezioni di Azebaijan.

Sono a Baku in Azerbaijan come osservatore.Buona l’affluenza, circa al 40% e siamo a metà giornata.

Pubblicato da Fabrizio Bertot su mercoledì 11 aprile 2018
La tornata elettorale ha ottenuto una buona affluenza se consideriamo che l’Azerbaijan ha appena qualche decennio di democrazia, condizionata dunque da un “approccio nuovo” nella scelta dei candidati politici. Ancor prima del termine della sessione elettorale, già era chiaro che il presidente Aliyev avrebbe vinto. Fa davvero sorridere come una democrazia così giovane ed apparentemente inesperta sia in grado, al termine della sessione elettorale, di dichiarare apertamente chi fosse il vincitore, mentre in Italia – ove ostiniamo a difendere ed esportare il nostro modello democratico –non sappiamo ancora oggi chi abbia vinto le elezioni e chi formerà il Governo.

Baku – Azerbaijan: A risultato acquisito è giornata di interviste e di passaggi televisivi sulle Tv azere e internazionali.

Pubblicato da Fabrizio Bertot su giovedì 12 aprile 2018
La democrazia “giovane” dell’Azerbaijan riesce a plasmare al meglio un Paese che possiede una cultura millenaria, ove convivono in maniera sicura ed ordinata diverse etnie e culture, nonostante la maggioranza dei cittadini sia musulmana. In futuro, in queste terre si potrebbe scrivere un’importante pagina di storia legata al dialogo tra cristianesimo, Islam ed ebraismo, culture che qui vivono nella massima armonia. L’Azerbaijan, in quanto Paese islamico, rappresenta un ponte essenziale tra blocchi geopolitici diversi, in un periodo di grandi tensioni internazionali. L’approccio “democratico” si rivela fondamentale per la stabilità del Paese, cresciuto economicamente negli ultimi dieci anni e oggi partner importante per l’Europa e l’Italia per le grandi esportazioni di petrolio e di gas che hanno rimesso in moto l’economia nazionale.
elezioni Russia 2018

Elezioni Russia 2018: La Vittoria di Putin con il mio incarico di osservatore internazionale

  Lo scorso 18 marzo si sono svolte le elezioni presidenziali in Russia (Elezioni Russia 2018): un momento fondamentale per il Cremlino e per la politica internazionale, che ha dato spazio alla riconferma del presidente uscente Vladimir Putin. I sondaggi prevedevano la rielezione con ampi consensi (era atteso il 70% circa delle preferenze), ma i risultati sono andati ben oltre le aspettative, toccando quota 75,6%. Con questa schiacciante vittoria, il leader russo ha ottenuto il suo quarto e probabilmente ultimo mandato, ottenendo un incarico che durerà altri sei anni. Elemento di certezza su queste elezioni presidenziali in Russia è legato all’affluenza: nel 2016 per le elezioni parlamentari aveva votato il 60,1% degli aventi diritto; quest’anno, la percentuale dei votanti è stata del 63%. In occasione di queste elezioni mi è stato conferito l’incarico di Osservatore internazionale dell’Assemblea Federale Russa, ruolo che ho assunto con responsabilità e grande rispetto nei confronti del popolo Russo.

La mia giornata come osservatore internazionale alle elezioni presidenziali in Russia

Pubblicato da Fabrizio Bertot su domenica 18 marzo 2018
Come hanno testimoniato le riprese televisive, la giornata del voto è stata assolutamente tranquilla, e le operazioni di voto si sono svolte nella massima serenità in una situazione di rispetto dei principi democratici, dove un aria di festa ha pervaso l’affluenza della popolazione.

Quando i libri di storia scriveranno che il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin il 18 Marzo del 2018 è stato rieletto con il 75% di consensi potrò dire “io quel giorno ero osservatore internazionale a Mosca…io c’ero!”

Pubblicato da Fabrizio Bertot su domenica 18 marzo 2018
Si è rivelata del tutto impropria l’immagine della Federazione Russa che alcuni media internazionali hanno creato e diffuso in questi ultimi tempi: la storia bislacca degli avvelenamenti di un’ex spia russa in Inghilterra aveva infatti, in maniera del tutto inopportuna, convinto l’opinione pubblica che la Russia fosse uno Stato pronto ad uccidere le persone in giro per il mondo. Il mio ruolo ha pertanto contribuito a dare una visione reale di ciò che il paese è, grazie anche alla stessa Federazione Russa che ha voluto invitare osservatori internazionali provenienti da 57 Paesi. La vittoria di Putin, confermata da elezioni svolte in un clima democratico, rappresenta il giusto riconoscimento per un premier dalle indubbie qualità politiche che ha permesso al proprio paese di ritagliarsi un posto di prestigio nei massimi palcoscenici della politica mondiale, come ad esempio la gestione della grave e complicata situazione in Medio Oriente. Complimenti al nostro Presidente Mattarella che da uomo delle Istituzioni è stato uno tra i primi capi di Stato a congratularsi con il Presidente Putin.
Siria

La situazione in Siria: Israele è l’ago della bilancia

Secondo voci di intelligence, NetanyahuTrump e Putin stanno cercando di evitare ogni possibile scontro militare nei territori della Siria. Nonostante la situazione appaia molto critica, i leader di Usa, Russia ed Israele sono infatti d’accordo nel ritenere un conflitto diretto potenzialmente disastroso per tutti, con rischi troppo elevati. Sussiste, tuttavia, il problema dell’affidabilità delle fonti: non è ben chiaro cosa possa realmente succedere, e se a queste parole possano corrispondere realmente ai fatti. Pare però che le diplomazie stiano lavorando senza sosta e che gli scontri e gli spostamenti delle truppe mirino anche ad evitare che la guerra possa estendersi senza controllo. Israele ha più volte bombardato le milizie sciite di Hetzbollah finanziate dall’Iran, pressando Putin a costringere l’Iran ad abbandonare la Siria. Ora però non è più così sicuro di avere l’appoggio della comunità internazionale, e neanche di avere quella supremazia militare per poter affrontare il conflitto. Però, pare che l’Iran abbia rinunciato alla creazione di una base militare nel porto siriano di Tartus, notizia che ha fatto tirare un sospiro di sollievo anche agli altri Stati dall’area medio orientale. Osservando la situazione dall’esterno, pare che Trump e Putin siano intenzionati a puntare alla ricerca di una exit strategy che li allontani dalla guerra, e al contempo lavorano per rassicurare Israele. La Russia, in particolare, è ancora alla ricerca di accordi per assicurare una partnership strategica con l’Iran per il controllo dei territori medio orientali. La situazione si rivela però più complessa del previsto: il coinvolgimento della Turchia, impegnata contro le forze siriane, e delle milizie curde non fanno altro che complicare il quadro della situazione Siria, nella quale il ruolo di Israele potrà rivelarsi fondamentale. Nella recentissima visita di Netanyahu a Washington, Israele ha chiesto a Trump di proseguire la politica intrapresa di decertificazione dell’accordo nucleare Iraniano, chiedendo agli Usa una presa di posizione più decisa contro l’Iran.