Fabrizio Bertot elezioni 2019

Alle elezioni europee vota Fratelli d’Italia  e Fabrizio Bertot

Ha ragione Giorgia Meloni nel ritenere Fratelli d’Italia la vera grande sorpresa delle elezioni europee che avranno luogo questo fine settimana. In realtà, Fratelli d’Italia è oramai una certezza ed oltremodo una garanzia, che gli italiani hanno saputo comprendere aiutandoci a crescere. L’obiettivo ambizioso di poter sedere nel Parlamento europeo a Bruxelles è prossimo al raggiungimento: mesi addietro, nessuno avrebbe puntato un euro sulla definitiva affermazione di Giorgia Meloni. Ora, per le elezioni europee 2019, l’appuntamento è per il prossimo 26 maggio, dove gli italiani sapranno decidere il destino dell’Ue. Il duro lavoro che abbiamo portato avanti è stato più volte apprezzato dagli elettori, che hanno compreso l’onesta e la competenza delle nostre idee. Il nostro gruppo parlamentare è stato premiato per la coerenza: le nostre idee di destra sono state comprese ed apprezzate dalla Lega, che le ha saputo far proprie, ma tra noi e Salvini, resta una differenza sostanziale: Fratelli d’Italia è “una destra senza cinque stelle” che non potrà mai accettare l’idea di un governo con i grillini o con la Sinistra. FdI potrebbe invece creare un governo di centro destra affiancando la Lega nelle tante proposte politiche che il M5S ha “ucciso” senza pensarci su, rendendo inefficace l’azione di Governo.

Fratelli d’Italia, per l’Italia e per l’Europa

Portiamo avanti le nostre idee, basata sui valori della famiglia, sul lavoro, sulla valorizzazione dell’Italia nel mondo. L’economia nazionale può ripartire veramente, allontanandosi dalle politiche di austerità che in questi ultimi anni sono state imposte dall’Europa. Un piano nazionale ed Europeo di investimenti pubblici in infrastrutture, trasporti e digitale può ammodernare la Nazione. Vogliamo un Paese che crei nuovi posti di lavoro, riducendo le tasse a chi assume. Vogliamo tutelare gli italiani e le famiglie, oggi troppo tartassate da un governo che non è in grado di rappresentarci e tutelarci. L’Europa è dei giovani e per i giovani: se sarò eletto, sarà una mia prerogativa offrire agli studenti universitari degli stage, al fine di avvicinarsi all’UE e comprendere meglio cosa significhi poter lavorare a Bruxelles, ove lavorano oltre 4.000 funzionari e dirigenti. In Europa Fratelli d’Italia ha aderito all’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei, che hanno fatto propri i valori liberali ed il conservatorismo nazionale. Possiamo creare una nuova Europa, allontanandoci dalla tecnocrazia e riavvicinandoci all’idea di stati liberi nazionali, liberi e sovrani, che possono decidere in autonomia a livello nazionale. L’economia italiana ha la forza per poter essere rispettata in Europa, che deve allontanarsi dall’idea di ritenere valido un asse franco tedesco sulle nostre imprese. L’Italia deve essere libera di autodeterminarsi e poter decidere in maniera libera le proprie decisioni strategiche. Come ribadito più volte, la tutela del made in Italy è una priorità per il nostro Paese, che punta alla valorizzazione della propria produzione nel mondo. Dunque, il prossimo 26 maggio, vota Fratelli d’Italia e Fabrizio Bertot, candidato per le regioni  Piemonte, Lombardia, Liguria e la Valle d’Aosta. Per una nuova Europa, più vicina agli italiani.
le grandi sfide europa

Le grandi sfide che attendono l’Europa

Non sono sicuramente l’unico a dire che l’Europa si trova a dover affrontare una delle più importanti sfide della propria storia. Con le imminenti elezioni, tutti i cittadini europei andranno alle urne per decidere la costituzione del nuovo Parlamento europeo e, successivamente, saranno davvero tanti i temi caldi che dovranno essere affrontati, e che potrebbero essere influenzati dal terremoto politico post elettorale. In particolare:
  • l’immigrazione, tema per la quale l’Europa non ha saputo dare riposte adeguate, peraltro richieste più volte dal nostro Paese, che più di altri ha subito le conseguenze del fenomeno;
  • il controllo dei confini, una priorità troppo spesso trascurata. L’Europa pensa ad armarsi di droni ma ha bisogno in primis di riferimenti normativi certi e facilmente applicabili;
  • la sicurezza interna, che nonostante il vertice di Bratislava del 2016 è ancora lontana dagli standard necessari per contrastare la crescita di atti di terrorismo, tasso di criminalità e crisi di Paesi limitrofi;
  • le disuguaglianze economiche, con Paesi ancora lontani dal possedere un’economia stabile ed una crescita adeguata;
  • la crescita del fenomeno populista, con movimenti come i “gilet gialli” che sfruttano l’instabilità sociale per attirare le simpatie degli elettori;
  • la Brexit, una minaccia recessiva sulla crescita europea, che potrebbe dilagare danneggiandone l’espansione.
  • La politica estera ed il clima instaurato con gli Stati Uniti, guidati da un Donald Trump più che mai pronto ad introdurre nuovi dazi e a garantire la sovranità stelle e strisce, ad ogni costo, in tutto il mondo, sacrificando, in nome dell’interesse nazionale, gli accordi climatici e commerciali.
Insomma, per molti potrebbe essere una vera e propria apocalisse, che sovvertirebbe la vecchia Europa ed i cosiddetti partiti tradizionali, che potrebbero non ottenere la maggioranza dei seggi e scomparire dalla scena politica internazionale. Con Fratelli d’Italia e con Giorgia Meloni, per dare voce al nostro Paese Siamo in Europa per dare voce all’Italia, che, nonostante le mille difficoltà, difende l’onore e il prestigio del tricolore. Il nostro made in Italy è unico al mondo, il nostro Paese può e contare di più in Europa per difendere la propria identità, la propria produzione e la propria economia. L’Europa deve essere riformata, e Fratelli d’Italia è in Europa, con il mio supporto, proprio per cambiare tutto. L’Ue non può continuare ad essere un’entità governata da burocrati e tecnocrati non eletti dagli europei, ma una Confederazione di Stati Liberi, guidata, nel caso dell’Italia, dalla Costituzione e dall’Ordinamento italiano sulle norme europee. Siamo in Europa anche per fermare l’asse franco tedesco che mira alle nostre imprese spesso con azioni predatorie. Per portare un piano di investimenti pubblici in infrastrutture, trasporti, rete digitale, edilizia scolastica e messa in sicurezza del territorio. In  Europa, per dare lavoro ai nostri giovani, con la mia idea di organizzare degli stage per studenti universitari in grado di avvicinare i laureandi alle istituzioni europee ed arricchire il loro bagaglio culturale. In Europa per ridare orgoglio e prestigio all’Italia.
made in italy

Obiettivo: tutela del made in Italy

La tutela made in Italy, presente in campagna elettorale per Fratelli d’Italia nelle prossime elezioni europee, ha sicuramente motivazioni economiche, ma è anche legata alla tutela dei consumatori. Gli acquirenti ed i potenziali investitori hanno il diritto di essere sempre informati quando un prodotto è interamente creato in Italia e quando, invece, è un falso contraffatto. La globalizzazione incontrollata danneggia le nostre imprese, che vivono nella specificità e nella qualità dei loro prodotti. La valorizzazione del marchio italiano è un obiettivo imprescindibile, perché sul mercato globale non siamo sicuramente competitivi nella quantità, come altri Paesi industrializzati, ma sappiamo distinguerci nella qualità della realizzazione. Ad esempio, sicuramente non siamo in grado di competere con la produzione di acciaio degli Stati Uniti, ma sicuramente siamo competitivi nel settore della cantieristica, sulla moda, sul design, sull’agroalimentare. L’attuale normativa imposta dall’Europa mira a rendere meno tracciabile poco tracciabile la filiera del prodotto, che nel caso del made in Italy deve essere creato e lavorato nel nostro Paese. Siamo pronti a farci sentire in Europa, per evitare accordi commerciali che non tutelino la nostra produzione, universalmente conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo. Per dare garanzie a quelle aziende che hanno accettato, con coraggio, di investire in Italia, nonostante un sistema fiscale da riformare e la concorrenza, spesso sleale, dei Paesi esteri. Fratelli d’Italia si richiede l’introduzione dei cosiddetti “dazi di civiltà”, come recita il programma, per “i prodotti di Stati terzi che non rispettano i nostri standard salariali, di sicurezza sul lavoro e di tutela ambientale, per evitare un pericoloso dumping sociale in Europa”. Questo lo dobbiamo per mantenere “in salute” le nostre imprese, che spesso devono affrontare costi onerosi per mantenere un livello di qualità altissimo, ed ai nostri lavoratori, i cui contratti di lavoro sono sicuramente più favorevoli di quelli utilizzati in tanti paesi dove la produzione è delocalizzata ed il costo del lavoro è nettamente inferiore. I soldi guadagnati da chi lavora in Italia non solo devono assicurare una vita dignitosa, ma devono dare la possibilità a chiunque, nel lavoro, di “crescere “e specializzarsi. La nostra agricoltura, sta investendo in strumenti tecnologici e la filiera agroalimentare italiana punta al bio ed alla qualità, distinguendosi così dalle tante realtà estere che, pur producendo prodotti simili, non può sicuramente competere con l’Italia. L’obiettivo è sicuramente anche quello di puntare ad una riduzione delle tasse, tutelando i cittadini e le imprese che capitalizzano. È ora di fermare l’austerità e creare un piano di investimenti pubblici che, unitamente ad una riforma efficace del sistema fiscale, deve poter rispondere alle richieste del mercato favorendo lo sviluppo dell’economia. La contraffazione dei prodotti made in Italy, che impatta sull’economia nazionale per oltre 7 miliardi di euro, danneggia la proprietà intellettuale, ostacola la retribuzione dell’attività alimentata dall’innovazione umana, rallentando la competitività dei sistemi produttivi incisi dal fenomeno. L’allarme riguarda anche le irregolarità di aziende, gestite da stranieri, presenti in Italia, come ha denunciato, qualche giorno fa Giorgia Meloni, in visita a Firenze. L’evasione danneggia chi è in regola, i piccoli imprenditori ed artigiani che vivono nella legalità e producono manifatture di grande pregio. L’illecito deve essere contrastato sul nascere, grazie al sapiente lavoro delle forze dell’ordine e all’adozione di un sistema normativo che ostacoli, sul nascere, fenomeni simili. E il nostro compito, in Europa, sarà quello di parlare a Bruxelles di made in Italy e di tutela del prodotto 100% italiano.
elezioni europee Bertot 2019

Le mie idee per l’Europa: cambiare tutto è una priorità

Le elezioni europee sono oramai imminenti, e siamo pronti ad andare in Europa per cambiare tutto. Con Fratelli d’Italia, dobbiamo dare voce ai nostri cittadini ed affrontare a Bruxelles tematiche come sicurezza, mercato unico, difesa, immigrazione e politica estera. L’Europa funziona solo se i singoli Paesi sono liberi di prendere decisioni a livello nazionali: non vogliamo un’entità sovranazionale, governata da burocrati e tecnocrati. La nostra Costituzione e l’ordinamento italiano vengono prima delle norme europee.

Le risorse non utilizzate che ci offre l’Europa

Nel programma, in linea con le proposte di Fratelli d’Italia, vorrei aggiungere delle tematiche locali dettate dal mio pragmatismo piemontese, che emerge nell’affrontare alcuni grandi temi che mi stanno davvero a cuore. Nel nostro territorio non riusciamo a sfruttare appieno le tante risorse che l’Europa ci rende disponibili, e questo diverrà una priorità da affrontare. Grazie alle mie esperienze internazionali, alle mie competenze,  ed alle capacità dei miei ottimi collaboratori, potremo portare avanti nuovi ed interessanti progetti al fine di accedere alle diverse opportunità europee.

L’Europa è per i giovani: un’opportunità da non perdere!

L’Europa è per i giovani. Il cambiamento e la voglia di riscatto dell’Italia passa attraverso la voce dei giovani, e le loro opportunità lavorative, di farsi valere. In questi ultimi anni una politica di austerità, così vetusta e lontana dalle leggi di mercato, ha impoverito la popolazione e creato disoccupazione. Vogliamo un futuro più roseo per i nostri giovani, con opportunità di crescita personale e di lavoro. Stiamo pertanto creando degli stage per avvicinare gli studenti universitari del nostro territorio alle istituzioni  europee, con una rotazione di almeno 15 giorni, presso il mio ufficio parlamentare. Questa opportunità è davvero unica, in quanto rappresenta, per tanti giovanissimi, la migliore soluzione per poter comprendere le dinamiche dell’Unione Europea, avvicinandosi alle istituzioni. Per molti, è l’occasione di arricchire il proprio curriculum personale, migliorare la conoscenza delle lingue estere e fare importanti esperienze, specie per coloro che ambiscono a lavorare in Europa. Solo a Bruxelles sono impiegati oltre 4.000 persone, tra funzionari, dirigenti, commissioni ed agenzie, e questa opportunità è davvero da non perdere.

Il made in Italy

Non mi stancherò mai di ribadire che il made in Italy è una risorsa imprescindibile per il nostro Paese: la valorizzazione dei nostri prodotti nel mondo garantisce prestigio, popolarità e, soprattutto lavoro per le imprese sul territorio. Il made in Italy è il terzo brand più conosciuto al mondo. Essere ambasciatori del made in Italy, in Europa e nel mondo, significa far conoscere la qualità e le eccellenze del nostro territorio, così ricco e così particolare. Solo il made in Italy, ammirato ed invidiato in tutto il mondo, può rompere l’asse franco tedesco e ridare forza e credibilità alla nostra produzione. Come ho già fatto in passato, il mio impegno per il made in Italy sarà quello di predisporre una serie di incontri per poterci confrontare con gli altri deputati europei, sfruttando il Parlamento Europeo per la diffusione dei progetti o prodotti italiani. Una vera e propria vetrina, utile a crescere esponenzialmente il valore dell’Italia nel mondo, che potrà essere sfruttata anche dai tanti enti locali, dalle associazioni culturali, sportive o sociali, che potranno utilizzare la struttura parlamentare per incontri o valorizzazione dei propri progetti. Sono tante dunque le opportunità che abbiamo, insieme, di cambiare l’Europa. Con Fabrizio Bertot, con Fratelli d’Italia, in Europa, per cambiare tutto!  
immigrazione

Con Fratelli d’Italia, per un’Italia ed un’Europa migliore: sicurezza e migrazione

Il crack tra Salvini è Di Maio, con la possibile conseguente caduta del governo sembra ormai un fatto davvero imminente. Secondo un recente articolo di Libero Salvini, pur non palesando ufficialmente il proprio dissenso, avrebbe già confidato ai suoi che “con i 5 Stelle è finita”, ed ormai si resta in attesa, soltanto, del definitivo colpo di grazia. Secondo i retroscena privati, il vicepremier leghista è rimasto esterrefatto dal comportamento del premier Conte sul ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, ritenendo il tutto una vera e propria tattica, orchestrata dal M5S con il beneplacito di Conte, per mettere in cattiva luce la Lega. In questi ultimi tempi, si sono susseguiti numerosi episodi che hanno mostrato insanabili divergenze tra i due vicepremier sugli argomenti più disparati, che hanno definitivamente incrinato il rapporto tra i partiti al governo, del quale, da tempo, già si profetizzava la possibile caduta. Nonostante le tante voci sulla politica nazionale, questo è il momento di lavorare per l’Europa. L’Italia ha il dovere di imporsi in Europa, per poter ricostruire un Paese migliore. Dopo le mie recenti esperienze internazionali, ho deciso di accogliere le idee entusiastiche di Giorgia Meloni e poter lavorare con Fratelli d’Italia per poter “cambiare tutto”, ridando il giusto peso a valori in cui credo, come famiglia, lavoro e sicurezza. Ed è proprio il tema sicurezza che continua a discutere, dopo che la cronaca ci ha mostrato, in rapida successione, l’atrocità del delitto di Viterbo, la sparatoria di Napoli e con il caso della Nigeriana che ha sparato ad un agente della Guardia di Finanza, ennesima situazione di violenza contro le forze dell’ordine, per il quale, secondo il pm, per assurdo, non si può parlare di tentato omicidio. La politica migratoria europea resta un nodo da sciogliere, per l’Italia e per l’Europa: il Niger, che non tollera la presenza di militari stranieri nel proprio territorio, chiede più soldi all’Europa per contrastare terrorismo ed immigrazione; in assenza di un modello europeo per la gestione dei flussi migratori, in Italia c’è il Decreto Salvini, per il quale però sono pronti numerosi ricorsi pronti a rimettere in discussione l’intero lavoro del vice premier. Un’Europa che funziona deve poter prendere decisioni comuni in tema di sicurezza e difesa, grazie alla creazione di una confederazione europea di Stati sovrani, che allontana la burocrazia ed ogni tipo di entità sovranazionale non eletta dagli europei. La cooperazione tra i Paesi sarà fondamentale, per il futuro, per poter trovare soluzioni ai problemi legati alla sicurezza ed all’immigrazione. Con Fratelli d’Italia, per un’Europa che sappia lavorare davvero e, magari, proporsi al Governo per poter attuare le tante iniziative che possano far ripartire il Paese.
Fabrizio Bertot elezioni 2019

In Europa, le sfide che ci attendono

Sono davvero tante le sfide che ci attendono dopo le elezioni europee. Un oneroso carico politico, che comunque non ci spaventa e ci rende ancor più orgogliosi di essere italiani. Fratelli d’Italia è pronto per andare in Europa e cambiare tutto, e riportare la voce degli italiani sui tavoli di Bruxelles, affrontando problemi legati a lavoro, sicurezza ed immigrazione. L’Italia deve poter ripartire da lavoro e famiglia. Le nostre tradizioni fanno parte della nostra cultura millenaria, che tutto il mondo ci invidia e che siamo pronti ad esportare e far conoscere. L’Italia deve rimettersi in moto e ripartire, in primis con il lavoro. Il reddito di cittadinanza dei grillini si è rivelato fumo negli occhi: non è nato sotto buoni auspici, si è rivelato insufficiente ed inadeguato per migliaia di famiglie in difficoltà e, soprattutto, non garantisce lavoro e sviluppo. L’Europa, di fatto, è indirizzata verso un chiuso nazionalismo che non offre possibilità di sviluppo. Dopo tanti anni di austerità, non ci sono piani per la crescita economica del continente, i cui Stati membri sono interessati, troppo spesso, ai propri interessi personali. In Europa abbiamo un Macron che elimina l’Italiano dalle scuole e che punta ad accordi economici con la Libia in maniera ambigua; una Germania che vive lo spettro del dopo Merkel, pronta ad un momento trasformativo che potrebbe coinvolgere l’intera politica europea; una Gran Bretagna, in bilico sull’uscita dall’UE ed una Brexit che, prima ancora di concretizzarsi, è già costata 66 miliardi di sterline agli inglesi; e, infine, un’Italia, ostaggio di un governo dilettantistico composto da forze politiche estremamente contrapposte, che non ha saputo dare credibilità internazionale al Paese.

Buon 1 Maggio a tutti i lavoratori! A tutti i dipendenti sottopagati e alle categorie non protette: lavoratori…

Pubblicato da Giorgia Meloni su Mercoledì 1 maggio 2019
Il primo maggio appena trascorso deve essere un punto di partenza per tutti i lavoratori italiani. Per tutti coloro che hanno le potenzialità ed il coraggio di ridare forza all’economia nazionale. Per chi crede nel made in Italy ed investe nell’export dei nostri prodotti nel mondo. Per chi lavora “sottopagato” e merita condizione migliori; per tutte le categorie “non protette, per le quali malattie e ferie sono un lusso. E per coloro che non lavorano, che sperano nella politica e nelle istituzioni per riottenere quella dignità negata, che non trova sicuramente nel reddito di cittadinanza. Dobbiamo credere all’Europa, perché può dare nuovi input e nuove prospettive di crescita ai nostri figli. Un’Europa più giusta e più sana, composta da Stati pronti a crescere nei propri confini. Siamo pronti per l’Italia e per l’Europa. Pronti a cambiare tutto, sovvertendo i valori in campo, per ridare voce e dignità al nostro Paese.
Made in Italy in Europa

Made in Italy in Europa, più di una semplice priorità

Il riscatto del nostro Paese, in Europa e nel mondo, passa anche dalle prossime elezioni europee. Ed è di vitale importanza, che il made in Italy sia salvaguardato, tutelato, e definitivamente affermato, perché ciò che nasce ed è prodotto dal nostro Paese ci contraddistingue dal resto del mondo ed evidenzia le innate qualità delle nostre imprese e dei nostri lavoratori. Chi non tutela il made in Italy danneggia centinaia di famiglie italiane ed imprese che, sul nostro territorio, ambiscono a portare crescita, benessere sviluppo. Gli episodi di cronaca che riportano la diffusione del made in Italy sono molteplici: i nostri brand raggiungono Kiribati e Pitcairn, due tra le più lontane isole del Pacifico, e sono universalmente riconosciute come simbolo di qualità. Le esportazioni crescono in Cina, Brasile, Russia, Sud Africa, Usa ed in tanti Paesi dell’Unione europea (Irlanda, Slovenia, Portogallo, Polonia). La crescita, interessa non soltanto il settore agroalimentare, ma anche quello dei mezzi di trasporto, moda, meccanica, beni strumentali, industria farmaceutica. Il progetto “Italia Caput Mundi” realizzato con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, evidenzia le eccellenze del made in Italy anche aziende leader di settori produttivi come rubinetti, piastrelle, scarpe, pasta, prosciutto, occhiali, parti di orologi, gomma. Tutto ciò che è realizzato e prodotto in Italia viene amato e ottiene successi in tutto il mondo. Tuttavia la produzione, non viene sufficientemente tutelata: il commercio mondiale di prodotti falsi che violano i marchi registrati italiani registra un volume d’affari per 32 miliardi di euro; per le aziende manufatturiere italiane, il volume totale di mancate vendite è di 24 miliardi di euro. I dati della ricerca effettuata da Ocse, aggiornati alla fine del 2018 evidenziano come numeri da capogiro, con un fenomeno sempre più difficile da controllare. La diffusione dell’e-commerce, di portali di dubbia origine che vendono falsi e scompaiono rapidamente, mettono sempre più a rischio le nostre imprese, “la cui competitività – precisa il Consiglio nazionale anticontraffazione – è oggi insidiata dalla concorrenza sleale di imprese illegali che si avvantaggiano degli investimenti in ricerca, innovazione e pubblicità dei marchi di eccellenza del made in Italy, per ottenere vantaggi competitivi a basso costo alimentando, in questo modo, il mercato del falso. Di fronte poi a un fenomeno sempre più capillare e invasivo, occorrono misure di salvaguardia del consumatore ignaro e di messa in guardia del consumatore consapevole, per un coinvolgimento attivo del cittadino”. Sui problemi legati al made in Italy, Coldiretti precisa pone l’attenzione alla tutela dei marchi storici legati all’agroalimentare. “L’attenzione all’acquisizione dei marchi storici è necessaria perché – afferma il Presidente della Coldiretti Prandini – si tratta spesso del primo passo della delocalizzazione che si realizza con lo spostamento all’estero delle fonti di approvvigionamento della materia prima agricola e con la chiusura degli stabilimenti e il trasferimento di marchi storici e posti di lavoro fuori dai confini nazionali”. Aggiunge inoltre: “Negli anni  sono volati all’estero, tra gli altri, la birra Peroni, i gelati Grom, Antica gelateria del Corso e Algida, i marchi dell’olio Bertolli, Carapelli, Sasso, Sagra e Filippo Berio, la pasta Buitoni e la pasta Del Verde, i cioccolatini Perugina e Pernigotti, lo spumante Gancia, latte e formaggi di Parmalat, Galbani, Invernizzi, Locatelli e delle Fattorie Scaldasole, i salumi Fiorucci, l’Orzo Bimbo, i cracker Saiwa, le bibite San Pellegrino, i liquori Stock e le caramelle Sperlari”. A tutte queste problematiche dobbiamo aggiungere altre difficoltà sempre più incombenti, causate negli ultimi mesi anche da una errata gestione politica. I difficili rapporti tra Governo e Trump potrebbero arrecare danni, cosi come la Brexit e la possibilità di nuove turbolenze finanziarie. Inutile aggiungere altro: la tutela del made in Italy è una priorità imprescindibile. Un fiore all’occhiello per il nostro Paese, in grado di portare benefici all’economia nazionale, secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, per oltre 7 miliardi di euro. Il made in Italy va salvaguardato in Europa, a Bruxelles,  dove l’Italia, deve far sentire la propria voce.
Pasqua di sangue Sri Lanka

Una Pasqua di Sangue per la cristianità, ancora terrorismo

Quest’anno il lungo weekend per le festività Pasquali ci ha regalato alcuni momenti davvero tragici. Nello Sri Lanka, una vera e propria Pasqua di sangue ha scosso il mondo intero con diversi attentati che hanno colpito chiese e hotel. Nonostante non ci sia ancora alcuna rivendicazione, la matrice è sicuramente quella del terrorismo religioso islamico. Gli oltre 200 morti, causati da esplosioni suicide, sono però avvenute all’interno di chiese o in importanti hotel turistici. Una ecatombe annunciata, avvenuta proprio nel giorno della resurrezione, con una strage avvenuta nonostante la diffusione di un’allerta del capo della polizia dello Sri Lanka, che indicava la possibilità di attacchi suicidi contro chiese di rilievo. Unendoci al cordoglio ed alla condanna per questo gesto vile ed insensato, possiamo però fare alcune importanti riflessioni. La sacralità di un luogo di culto non può e non deve essere violata, specie se viene attaccata in un giorno così importante per la cristianità. La libertà di culto non può essere messa in discussione e non deve essere oggetto di lotte intestine o di vere e proprie “guerre religiose” che continuano a sconvolgere il mondo intero. Il nostro obiettivo, per un’Europa migliore, non può che essere quello di lavorare per la sicurezza ai cittadini che devono sentirsi liberi di poter professare la propria religione. Tuttavia, però, la posizione dell’Italia e dell’Europa è assolutamente a rischio: gli sbarchi e i possibili esodi della guerra a Tripoli possono portare sul territorio nuovi terroristi ed infiltrazioni jihadiste, difficilmente controllabili. Anche se è attivo il “blocco dei porti” di Salvini, la “bomba migranti” potrebbe rivelarsi davvero difficile da gestire nell’immediato futuro. L’Italia deve poter festeggiare serenamente la Pasqua e qualsiasi altra festività di qualunque religione. Gli italiani, devono sentirsi liberi e sicuri di poter andare nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe presenti sul territorio senza fare il gioco di coloro che seminano morte e terrore. L’Italia e l’Europa devono essere terreni sicuri sui quali poter vivere serenamente, sui quali far crescere i nostri figli con nuove ed importanti prospettive di lavoro. Non possiamo tollerare, in alcun modo, chi non tollera le diversità. Chi vive dell’intolleranza religiosa, non merita alcuna tolleranza. Facciamo sentire la nostra voce, in Italia ed in Europa.
inps

INPS per la Famiglia, quando le istituzioni offendono gli italiani

Sulla vicenda INPS per la famiglia sono in molti che, prendendo la questione con estrema leggerezza, hanno colto l’occasione di farsi quattro risate prendendo la cosa alla leggera. In realtà, testimonia un fatto davvero grave, che rappresenta ciò che la pubblica amministrazione NON deve offrire al   cittadino. Insulti e scherni non sono così divertenti, se consideriamo che l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale è il principale ente che gestisce il sistema pensionistico pubblico italiano, è collegato a tutti i dipendenti pubblici, privati, gran parte degli autonomi. Milioni di italiani, di ogni ceto e scolarizzazione, hanno ogni giorno la necessità di ottenere informazioni dall’Inps in merito agli argomenti più svariati. L’idea di mettere un social manager, con atteggiamenti da adolescente, alla gestione di un canale social ufficiale di un ente pubblico è oltremodo errata. Non si può utilizzare un canale Facebook, mezzo di comunicazione online ufficiale ed alternativo al portale, a proprio piacimento, evidenziando mancanza di rispetto ai tanti richiedenti. Se pensiamo poi che la maggior pare delle richieste al canale siano legate al reddito di cittadinanza, viene da domandarsi se le istituzioni che ci governano siano davvero in grado di rispondere alle tante esigenze dei richiedenti, che spesso rappresentati da persone di ceto umile che vertono in condizioni critiche e disperate; Oggi, tantissimi si ritrovano intrappolati nella normativa del reddito di cittadinanza caotica e confusionaria, messa in atto dal governo gialloverde solo per promessa elettorale ma incapace di soddisfare le esigenze dei singoli. Le domande pervenute all’Inps non superano il milione, contro i cinque milioni di poveri in Italia stimati dall’Istat e sbandierati dai pentastellati come conseguenza dei governi precedenti. Tra le risposte più eloquenti dei canale Facebook, ricordiamo: «Perché non va sul sito Inps e richiede il Pin che ci vogliono 5 minuti? O è troppo impegnata a farsi i selfie?» o anche Le consigliamo di non scrivere che suo figlio lavora in nero, se fa domanda per il reddito rischia fino a 6 anni di prigione». Non va assolutamente accettata una cosa simile.

#Importante #atuttigliutentiIn linea con quanto previsto dalla netiquette e dalla social media policy della pagina e…

Pubblicato da INPS per la Famiglia su Giovedì 18 aprile 2019
Nonostante la situazione sia stata “ripristinata”, non possiamo dimenticare come una gestione “all’acqua di rose” di un bene pubblico, per l’assistenza e la tutela del cittadino, sia una cosa estremamente seria e difficile da gestire, se non si adotta la dovuta professionalità. D’altro canto, il Governo in carica rappresenta in pieno l’inefficienza nella gestione del pubblico. Lega e 5stelle non perdono occasione, ormai, di lanciarsi pericolose “frecciate”, criticando e chiedendo le dimissioni, a turno, di membri di entrambe le fazioni, come Virginia Raggi, e Armando Siri, dimostrandosi incapaci di affrontare le imminenti elezioni europee in uno schieramento chiaro e ben definito.
sea watch

Il problema migratorio resta, irrisolto, dietro l’angolo, con gravi rischi per la sicurezza

La politica delle porte chiuse, imposta da Salvini, provoca problemi al Ministro dell’Interno, che subisce una nuova indagine giudiziaria legata al caso della Sea Watch 3; nonostante il Procuratore Carmelo Zaccaro di Siracusa abbia presentato una contestuale richiesta di archiviazione, la vicenda assume ancora una volta i connotati dell’inefficienza italiana in tema di migrazione, in una situazione che resta, ingestibile, nelle mani del ministro dell’Interno. Sulla sicurezza nazionale il ruolo di Salvini appare per certi versi quello del parafulmine, che va dritto per la propria strada senza il supporto delle altre forze politiche. “È la nave olandese che è intervenuta in acque libiche – ha precisato il leader della Lega – Se n’è fregata dell’alt e delle indicazioni del governo olandese di andare in Tunisia e ha messo a rischio la vita delle decine di migranti a bordo per arrivare in Italia con un gesto politico“. Inoltre, spiega con fermezza: “Sono arrivati in Italia, li abbiamo curati e li abbiamo fatti sbarcare e abbiamo lavorato per redistribuirli. Il risultato è che c’è un procedimento penale nei miei confronti“. La questione dimostra ancora una volta che un fatto storico di importanza mondiale, legato alle migrazioni popolazioni dal continente africano in Europa, viene affrontato senza il giusto supporto della politica italiana ed europea. L’incapacità di operare del governo gialloverde – che ha saputo arginare la situazione, solo grazie a Salvini ed alle sue misure drastiche – non nasconde le difficoltà di gestione del problema migratorio. In primis, per l’inconsistenza dei grillini, e per la mancanza di amalgama tra i gruppi politici Lega / M5S. Dalla Libia potrebbero arrivare in Italia 400 terroristi in fuga, nascosti nelle centinaia di migranti pronti ad attraversare il Mediterraneo e sbarcare sulle coste europee. La situazione in Libia è finita in agenda di governo, lo stesso governo che aveva fatto saltare l’asse italo-americano alterando i rapporti con Trump con la “nuova via della seta” e con le posizioni ostili assunte sugli F-35 e sul budget impiegato nella difesa. L’obiettivo del Viminale deve essere quello di favorire l’intelligence nazionale e prevenire fenomeni terroristici dei cosiddetti “Foreign fighters”, che possono nascondersi facilmente tra i migranti. Mentre la linea di Salvini è semplice – chiusura e basta – le posizioni di Di Maio e Toninelli sono più morbide e vicine a quelle della sinistra. Salvini rimarca l’importanza del proprio ruolo, precisando che «Non mi permetto di dargli lezioni (ndr. a Di Maio) su come risolvere le centinaia di crisi aziendali che sono ferme sul suo tavolo, chiedo altrettanto rispetto: di ordine pubblico, sicurezza, difesa dei confini mi occupo io. Ci metto la faccia e rischio personalmente» Nonostante tutto, i pentastellati non hanno sicuramente perso tempo a stuzzicare il ministro dell’Interno e la Lega anche in tema di sicurezza. I grillini hanno avuto un’uscita infelice a seguito dell’attentato fallito dello scuolabus a San Donato Milanese. Dopo il bliz dei Casamonica, una loro nota, partita dalla Commissione Antimafia, ha precisato che «In questa lotta senza quartiere contro le mafie, anche la Bicamerale che rappresentiamo è in prima linea»; situazioni di imbarazzo, molto simili, si sono avute anche successivamente all’omicidio del carabiniere a Cagnano Varano e in tema di immigrazione illegale e porti chiusi. Una vera e propria invasione di campo, che potrebbe dar luogo ad ulteriori polemiche all’interno del Governo. Come già ribadito più volte, il caos è generato dalle inefficienze della squadra di Governo: Fratelli d’Italia mostra compattezza nel poter lavorare, con Salvini, per tutte le problematiche legate alla sicurezza nazionale e potrebbe subentrare al Governo per dare apporto alle proposte del Ministro dell’Interno. Partendo dalle prossime elezioni europee. In merito ai porti chiusi, le elezioni europee devono essere occasione di dialogo con Bruxelles per poter armonizzare nell’Unione l’accesso controllato dei migranti all’interno dei confini europei. I nostri confini non sono solo italiani, ma dell’intera UE: il problema va quindi affrontato a livello internazionale, partendo dalla Convenzione di Dublino, in un nuovo parlamento europeo.