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INPS per la Famiglia, quando le istituzioni offendono gli italiani

Sulla vicenda INPS per la famiglia sono in molti che, prendendo la questione con estrema leggerezza, hanno colto l’occasione di farsi quattro risate prendendo la cosa alla leggera. In realtà, testimonia un fatto davvero grave, che rappresenta ciò che la pubblica amministrazione NON deve offrire al   cittadino. Insulti e scherni non sono così divertenti, se consideriamo che l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale è il principale ente che gestisce il sistema pensionistico pubblico italiano, è collegato a tutti i dipendenti pubblici, privati, gran parte degli autonomi. Milioni di italiani, di ogni ceto e scolarizzazione, hanno ogni giorno la necessità di ottenere informazioni dall’Inps in merito agli argomenti più svariati. L’idea di mettere un social manager, con atteggiamenti da adolescente, alla gestione di un canale social ufficiale di un ente pubblico è oltremodo errata. Non si può utilizzare un canale Facebook, mezzo di comunicazione online ufficiale ed alternativo al portale, a proprio piacimento, evidenziando mancanza di rispetto ai tanti richiedenti. Se pensiamo poi che la maggior pare delle richieste al canale siano legate al reddito di cittadinanza, viene da domandarsi se le istituzioni che ci governano siano davvero in grado di rispondere alle tante esigenze dei richiedenti, che spesso rappresentati da persone di ceto umile che vertono in condizioni critiche e disperate; Oggi, tantissimi si ritrovano intrappolati nella normativa del reddito di cittadinanza caotica e confusionaria, messa in atto dal governo gialloverde solo per promessa elettorale ma incapace di soddisfare le esigenze dei singoli. Le domande pervenute all’Inps non superano il milione, contro i cinque milioni di poveri in Italia stimati dall’Istat e sbandierati dai pentastellati come conseguenza dei governi precedenti. Tra le risposte più eloquenti dei canale Facebook, ricordiamo: «Perché non va sul sito Inps e richiede il Pin che ci vogliono 5 minuti? O è troppo impegnata a farsi i selfie?» o anche Le consigliamo di non scrivere che suo figlio lavora in nero, se fa domanda per il reddito rischia fino a 6 anni di prigione». Non va assolutamente accettata una cosa simile.

#Importante #atuttigliutentiIn linea con quanto previsto dalla netiquette e dalla social media policy della pagina e…

Pubblicato da INPS per la Famiglia su Giovedì 18 aprile 2019
Nonostante la situazione sia stata “ripristinata”, non possiamo dimenticare come una gestione “all’acqua di rose” di un bene pubblico, per l’assistenza e la tutela del cittadino, sia una cosa estremamente seria e difficile da gestire, se non si adotta la dovuta professionalità. D’altro canto, il Governo in carica rappresenta in pieno l’inefficienza nella gestione del pubblico. Lega e 5stelle non perdono occasione, ormai, di lanciarsi pericolose “frecciate”, criticando e chiedendo le dimissioni, a turno, di membri di entrambe le fazioni, come Virginia Raggi, e Armando Siri, dimostrandosi incapaci di affrontare le imminenti elezioni europee in uno schieramento chiaro e ben definito.
sea watch

Il problema migratorio resta, irrisolto, dietro l’angolo, con gravi rischi per la sicurezza

La politica delle porte chiuse, imposta da Salvini, provoca problemi al Ministro dell’Interno, che subisce una nuova indagine giudiziaria legata al caso della Sea Watch 3; nonostante il Procuratore Carmelo Zaccaro di Siracusa abbia presentato una contestuale richiesta di archiviazione, la vicenda assume ancora una volta i connotati dell’inefficienza italiana in tema di migrazione, in una situazione che resta, ingestibile, nelle mani del ministro dell’Interno. Sulla sicurezza nazionale il ruolo di Salvini appare per certi versi quello del parafulmine, che va dritto per la propria strada senza il supporto delle altre forze politiche. “È la nave olandese che è intervenuta in acque libiche – ha precisato il leader della Lega – Se n’è fregata dell’alt e delle indicazioni del governo olandese di andare in Tunisia e ha messo a rischio la vita delle decine di migranti a bordo per arrivare in Italia con un gesto politico“. Inoltre, spiega con fermezza: “Sono arrivati in Italia, li abbiamo curati e li abbiamo fatti sbarcare e abbiamo lavorato per redistribuirli. Il risultato è che c’è un procedimento penale nei miei confronti“. La questione dimostra ancora una volta che un fatto storico di importanza mondiale, legato alle migrazioni popolazioni dal continente africano in Europa, viene affrontato senza il giusto supporto della politica italiana ed europea. L’incapacità di operare del governo gialloverde – che ha saputo arginare la situazione, solo grazie a Salvini ed alle sue misure drastiche – non nasconde le difficoltà di gestione del problema migratorio. In primis, per l’inconsistenza dei grillini, e per la mancanza di amalgama tra i gruppi politici Lega / M5S. Dalla Libia potrebbero arrivare in Italia 400 terroristi in fuga, nascosti nelle centinaia di migranti pronti ad attraversare il Mediterraneo e sbarcare sulle coste europee. La situazione in Libia è finita in agenda di governo, lo stesso governo che aveva fatto saltare l’asse italo-americano alterando i rapporti con Trump con la “nuova via della seta” e con le posizioni ostili assunte sugli F-35 e sul budget impiegato nella difesa. L’obiettivo del Viminale deve essere quello di favorire l’intelligence nazionale e prevenire fenomeni terroristici dei cosiddetti “Foreign fighters”, che possono nascondersi facilmente tra i migranti. Mentre la linea di Salvini è semplice – chiusura e basta – le posizioni di Di Maio e Toninelli sono più morbide e vicine a quelle della sinistra. Salvini rimarca l’importanza del proprio ruolo, precisando che «Non mi permetto di dargli lezioni (ndr. a Di Maio) su come risolvere le centinaia di crisi aziendali che sono ferme sul suo tavolo, chiedo altrettanto rispetto: di ordine pubblico, sicurezza, difesa dei confini mi occupo io. Ci metto la faccia e rischio personalmente» Nonostante tutto, i pentastellati non hanno sicuramente perso tempo a stuzzicare il ministro dell’Interno e la Lega anche in tema di sicurezza. I grillini hanno avuto un’uscita infelice a seguito dell’attentato fallito dello scuolabus a San Donato Milanese. Dopo il bliz dei Casamonica, una loro nota, partita dalla Commissione Antimafia, ha precisato che «In questa lotta senza quartiere contro le mafie, anche la Bicamerale che rappresentiamo è in prima linea»; situazioni di imbarazzo, molto simili, si sono avute anche successivamente all’omicidio del carabiniere a Cagnano Varano e in tema di immigrazione illegale e porti chiusi. Una vera e propria invasione di campo, che potrebbe dar luogo ad ulteriori polemiche all’interno del Governo. Come già ribadito più volte, il caos è generato dalle inefficienze della squadra di Governo: Fratelli d’Italia mostra compattezza nel poter lavorare, con Salvini, per tutte le problematiche legate alla sicurezza nazionale e potrebbe subentrare al Governo per dare apporto alle proposte del Ministro dell’Interno. Partendo dalle prossime elezioni europee. In merito ai porti chiusi, le elezioni europee devono essere occasione di dialogo con Bruxelles per poter armonizzare nell’Unione l’accesso controllato dei migranti all’interno dei confini europei. I nostri confini non sono solo italiani, ma dell’intera UE: il problema va quindi affrontato a livello internazionale, partendo dalla Convenzione di Dublino, in un nuovo parlamento europeo.  
Made in Italy e tutela prodotti italiani

Made in Italy e tutela dei prodotti italiani

Le elezioni europee saranno occasione di riportare i fatti legati al made in Italy ed alla tutela dei prodotti nazionali ai primi posti tra le priorità più impellenti. Il made in Italy è sicuramente più di una semplice indicazione sulla provenienza di un prodotto. Per noi italiani, innanzitutto, il made in Italy è un vero e proprio vanto, in quanto evidenza eccellenze di ogni tipo, le distingue dalla falsificazione delle produzioni estere. Abbiamo l’orgoglio di detenere nel made in Italy un vero e proprio patrimonio inestimabile: il nostro settore agroalimentare è unico al mondo, così come Ferrari, ambasciatore dei prodotti italiani nel mondo e punta di diamante dell’industria automobilistica mondiale. Dalle manifatture all’agroalimentare, dal vitivinicolo al comparto del lusso: potremmo continuare all’infinito, con moda, arredamento, ingegneria meccanica, e molto altro. Il made in Italy è stato censito al settimo posto in termini di reputazione in tutto il mondo, e il terzo marchio al mondo per notorietà, dopo Coca Cola e Visa. Il made in Italy costituisce una ricchezza del nostro territorio, che va tutelato ed oltremodo stimolato. È una strategia economica vincente: nel settore dell’industria alimentare favorisce maggiormente le regioni del sud, che hanno registrato una crescita del +5,4%, superiore al nord. La dicitura “100% italiano” è oggi un simbolo di qualità, che tutto il mondo ci invidia, e che spesso in molti provano a boicottare e penalizzare, come sta provando a fare Trump con i suoi nuovi dazi, o con operazioni su brand secondari come “Testarossa” che le imprese estere sono pronti a bloccare e riutilizzare per i propri fini. L’Europa ci attacca da tempo, con direttive sempre più ristrette che limitano la storica innata creatività del nostro Paese e dei nostri prodotti. L’Europa non può e non deve decidere con delle norme esterne cosa possa essere meglio per l’Italia, senza tenere conto delle specificità uniche del nostro territorio e della nostra storia millenaria. La globalizzazione deve essere controllata e limitata, così come l’utilizzo di un’agricoltura “massiva” e di una improponibile normativa europea sulla pesca, piena di assurdi divieti. Il nostro export ha un valore stimato di oltre 130 miliardi, e forse sta dando fastidio a qualcuno, con la continua proposta di norme sulla copertura della salute che di fatto danneggiano la nostra filiera agroalimentare.

La tutela dei prodotti nazionali, obiettivo in Europa

Il mio obiettivo, in Europa, è quello di lavorare per il made in Italy, la difesa e la tutela dei prodotti nazionali. L’Italia deve lavorare per salvaguardare il proprio patrimonio: il “made in Italy” va costantemente monitorato e tutelato da normative precise, in quanto sinonimo di qualità internazionale e simbolo indiretto di un’intera nazione. Fratelli d’Italia dal canto suo, ha da tempo intrapreso una precisa campagna a tutela del made in Italy e per la tutela dei prodotti italiani. Ciò che realmente sorprende che il nostro patrimonio è talmente vasto che non tutti sono al corrente, ad esempio, di alcuni prodotti alimentari nostrani che si rivelano tra i migliori al mondo. Le ostriche “made in Italy”, ignorate dall’85% degli italiani, sono di una qualità che non ha nulla da invidiare rispetto a quelle francesi. Secondo FdI, le eccellenze italiane potrebbero essere sostenute, ad esempio, introducendo da subito l’iva al 5% per le imprese del made in Italy. A Bruxelles, avremo il dovere di imporci mettendo al primo posto il made in Italy e la tutela dei prodotti nazionali. Lo dobbiamo non soltanto per le nostre tradizioni, ma per la difesa della nostra economia e della nostra identità. Perché solo sui prodotti made in Italy viene stampato il nostro tricolore, simbolo della nostra appartenenza alla nazione più bella e più ammirata del mondo.  
Fratelli d'Italia Bertot

Cambiare tutto in Europa, la conferenza programmatica di Fratelli d’Italia

Due giornate davvero intense, nella conferenza programmatica di Fratelli d’Italia. Al Lingotto di Torino, abbiamo avuto la possibilità di approfondire tanti temi “caldi”, legati alla possibilità di “Cambiare Tutto”: uno slogan, che significa creare un’Europa a misura di cittadino europeo, più vicina alle esigenze dei singoli territori, alle piccole imprese, ai più bisognosi. Andremo in Europa, per poter difendere l’interessa nazionale italiano, come spesso già accade con quello francese o tedesco. Un manifesto “conservatore e sovranista”, per un nuovo centrodestra che sappia Governare, in primis, anche in Italia. “Se le cose vanno come dovrebbero, se Fratelli e d’Italia e Lega crescono alle elezioni europee, non ci saranno margini per tenere in piedi il governo attuale” ha dichiarato Giorgia Meloni dal palco “Il nuovo governo dovrà fondarsi su queste due forze. Più forza avrà Fratelli d’Italia, più chiara sarà la risposta alla domanda se c’è una alternativa al governo con i grillini”. Un vero e proprio messaggio a Salvini, bloccato in un governo gialloverde dalle mille contraddizioni e da un Di Maio che ha fatto “ritornare le teorie marxiste, sfiorite quando lo stesso leader del M5S andava ancora a scuola“, ha sottolineato Giorgia. “Io non chiedo alla Lega di staccare la spina ma faccio un ragionamento politico su come andare avanti” ha inoltre approfondito la leader di FdI. Ha ioltre spiegato che la flat tax va fatta subito, senza perdere altro tempo, per tutti, senza scaglioni e che la possibile alleanza tra Lega e Fratelli d’Italia è sicuramente basata sulla coerenza nelle idee e nei programmi politici. Non ha senso invece valutare nuove alleanze di Governo dopo il voto – come è avvenuto nelle ultime elezioni politiche – rischiando di dover lavorare con forze politiche non omogenee che non trovano alcun punto comune di lavoro.

Da Torino secondo giorno Conferenza Programmatica di Fratelli d’Italia. Collegatevi!

Pubblicato da Fratelli d'Italia su Domenica 14 aprile 2019
Spero che la conferenza abbia dato il giusto valore alle idee politiche del Partito e della leader carismatica Giorgia Meloni, spesso troppo trascurate dai media E’ davvero riprovevole il comportamento della Rai nei confronti di alcuni gruppi politici: in particolare, la televisione di Stato è colpevole di non relegare il giusto spazio in tv alla presenza di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia. Giorgia si è vista davvero poco in tv, soprattutto in occasione delle favorevoli elezioni in Abruzzo. Tuttavia, Foa e Salini continuano ad ignorare la problematica e a fare i giochi della dirigenza “gialloverde”. Un caso, o una scandalosa mossa politica? A lanciare l’allarme, Federico Mollicone, parlamentare di Fratelli d’Italia in commissione di vigilanza Rai: le cifre parlano chiaro, sembra quasi che sia in atto un vero e proprio oscuramento nei confronti della leader di Fratelli d’Italia: numeri alla mano, dal 2 all’8 febbraio, Giorgia Meloni è risultata essere il 50esimo esponente politico presente nelle trasmissioni, con soli 3 minuti su 570. Nei periodi successivi, Giorgia è addirittura scesa al 69esima posizione nelle presenze in etere, ottenendo meno presenze in etere non solo di politici meno conosciuti come Durbiano dei verdi o Furfaro del PD, ma anche di D’Alema, Bersani e Casini. Davvero assurdo, se pensiamo che Giorgia Meloni è il segretario di uno dei partiti più in crescita del momento. Non è questa la televisione pubblica che vogliamo. In attesa di dati ufficiali, speriamo invece che la conferenza programmatica abbia dato il giusto risalto a Fratelli d’Italia; il progetto è quello di far bene in Europa. E, successivamente, anche in Italia, magari senza i cinquestelle.
Giorgia Meloni

Riavvicinare gli elettori alla politica

Anche in Europa la Lega si conferma il primo partito, ma alla vigilia del voto per il rinnovo dell’Europarlamento stupisce ancora una volta Fratelli d’Italia, che raggiunge il 4,9% e riuscirà ad entrare in Parlamento. Questi sono i risultati di una rilevazione di Swg per Huffpost, che testimoniano ancora una volta il buon lavoro svolto da Giorgia Meloni e dal suo staff. I dati tuttavia mostrano anche una certa diffidenza degli elettori, che si sono allontanati, negli ultimi anni, dalla vita politica del Paese e dell’Europa. Il nostro obiettivo deve quindi essere anche quello di mostrare i fatti e riavvicinare i cittadini al mondo istituzionale, ridando la voglia di sorridere a tante famiglie italiane che, in questi ultimi anni, hanno vissuto momenti di grandi difficoltà e non hanno ricevuto alcuna assistenza. È davvero incredibile come FdI si impegni ogni giorno per la tutela della famiglia e studi nuove misure per poterne favorire lo sviluppo economico e sociale, mentre la Corte europea dei diritti umani vorrebbe imporre, agli Stati che aderiscono al Consiglio d’Europa, la legalizzazione dell’utero in affitto. È una decisione semplicemente vergognosa, lontana dalla civiltà e dal nostro modo di vivere. È un reato universale, e come tale va considerato. Come può nascere e vivere una bambina “figlia di due padri”, procreata con un utero in affitto? È ora di dire basta. I grillini, al contrario, sembrano propensi ad acconsentire queste atrocità. Nel loro solito spirito di contraddizione, soltanto tre anni fa Grillo e Di Maio sembravano scettici sulla questione, all0ra legata all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Tuttavia, nel 2013 il M5S aveva depositato un disegno di legge, che aveva come oggetto “Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso” ed indicava che “Il coniuge dello stesso sesso è considerato genitore del figlio dell’altro coniuge fin dal momento del concepimento in costanza di matrimonio, anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata.” Insomma, il solito caos del movimento, che in questi giorni ha pensato bene di attaccare Forza Italia e Silvio Berlusconi direttamente su Instagram, ironizzando sul suo malore avvenuto ad un comizio nel 2006. L’immagine ha suscitato estrema indignazione negli esponenti di Forza Italia e in tutto il mondo politico, e Di Maio è stato costretto a rimuoverla, giustificandosi con commenti del tipo “Lo hanno fatto senza che io ne sapessi nulla”, “Post del tutto infelice e di cattivo gusto” e “non rappresenta in alcun modo i valori e le sensibilità del M5S”. Purtroppo quella di creare tensione sui social network facendo leva sul popolo di internet è una pratica assodata dei grillini, e l’episodio sicuramente non sarà l’ultimo dei tanti casi che, nel tempo, continuano a susseguirsi. E’ davvero ironico pensare che la didascalia della foto era collegata ai dati della crescita della produzione industriale in Italia, proprio da coloro che solo sei mesi fa parlavano di una crescita del 2,0% e di un vero e proprio boom economico, ma oggi nel Def hanno ridotto le aspettative di crescita ad uno 0,2%. Se cercate un modo di perdere consensi ed allontanare gli elettori dalla politica, dovete comportarvi proprio in questo modo!
Fabrizio Bertot

Obiettivo: andare in Europa. Per cambiare… tutto! La conferenza programmatica del 12 e 13 aprile

Fratelli d’Italia è il partito che cresce di più. La coerenza nelle nostre idee, e la nostra voglia di #CambiareTutto viene premiata dagli italiani, con i sondaggi  che evidenziano una crescita senza eguali. “Ormai litigare non conviene più a nessuno” ha proferito il giornalista Mentana, commentando i sondaggi di La7; proprio per questo,” l’emorragia di consensi” che sta colpendo il governo ha interessato anche la Lega, con un -1,1%.  La flessione tocca  anche, ovviamente, i cinquestelle; l’ennesimo trend di crescita in positivo del partito di Giorgia Meloni apre invece il campo ad importanti possibilità di alternanza ai vertici. Il nostro obiettivo, per l’Europa con Fratelli d’Italia, è quello di cambiare tutto: dobbiamo difendere il nostro interesse nazionale, le nostre imprese, i nostri prodotti, le nostre idee, il nostro lavoro, i confini e, non ultimo, la nostra identità nazionale.
Il programma di Fratelli d’Italia sarà presentato nel dettaglio sabato e domenica prossimi, il 13 ed il 14 Aprile, nella Conferenza programmatica di Torino, al Lingotto Fiere, Padiglione 1. Siamo sovranisti e conservatori, poiché rappresentiamo una possibile alternativa al tanto discusso governo gialloverde. Possiamo autodefinirci “Conservatori riformisti”, che si distacca dalla sinistra per creare un’Europa confederale, che possa ascoltare le esigenze dei popoli e che sappia prendersi cura della gente. Andiamo in Europa per dire basta ad un’Europa fatta da burocrati, incapace di proporre soluzioni concrete al problema dell’immigrazione incontrollata nel territorio, che fino ad oggi non è stata in grado, tra l’altro, di tutelare efficacemente il made in Italy e l’esportazione dei prodotti italiani. In merito all’immigrazione dal continente africano, l’Europa ha il dovere di impegnarsi per fornire sostegno ed aiuti umanitari. Tuttavia, non è concepibile ritenere lecito l’ingresso incontrollato di persone per le quali non si conoscono le generalità, e la loro permanenza sul territorio, se non si è in grado di offrire le condizioni minime per poter vivere degnamente. Le accuse sulle Ong e la chiusura dei porti, che hanno limitato gli sbarchi, completano un quadro che va completamente riscritto, non soltanto per il bene dell’Europa, ma anche per gli immigrati che fuggono da pericolosi scenari di guerra e non si aspettano di rischiare la vita in mare per finire sfruttati come lavoratori irregolari permanendo clandestinamente, senza veder riconosciuto alcuni diritto. I prodotti italiani sono il vero fiore all’occhiello per l’intera Europa, ma troppo spesso sono stati penalizzati e bistrattati da dazi doganali e da scelte strategiche errate che ne hanno compromesso il valore. La tutela del made in Italy rappresenta uno dei punti cardine per far crescere la nostra economia nazionale ed il rapporto con Bruxelles. Vi aspettiamo allora per la Conferenza programmatica di Fratelli d’Italia, a Torino, il 13 ed il 14 Aprile, al Lingotto Fiere, Padiglione 1. Accorrete numerosi.Fabrizio Bertot Ecco il Programma della Conferenza: PROGRAMMA Sabato 13 aprile 09:30 Apertura accrediti 10.30 Assemblea Enti Locali coordina Carlo Fidanza 12.30 Direzione e Assemblea nazionale. Presiedono Edmondo Cirielli e Ignazio La Russa. 14.00 Saluti del Presidente della Fondazione Alleanza Nazionale Giuseppe Valentino e del Direttore del Secolo d’Italia Francesco Storace. 14.15 Apertura dei lavori – Il programma dei sovranisti e conservatori per cambiare tutto in Europa coordina Guido Crosetto. 15.00 Tavola rotonda “Buongoverno, identità, merito: la sfida del territorio” partecipa Il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, Il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, modera Pietro Senaldi Direttore di Libero. 16.00 Interventi su prenotazione. Domenica 14 aprile 9.30 Votazioni ordini del giorno e risoluzioni presentate. Apertura dei Lavori. 12.30 Conclusioni: Giorgia Meloni.    
Europa Bruxelles

Una nuova grande Europa, per ripartire dall’economia

L’idea della flat tax è da tempo uno dei cavalli di battaglia del centrodestra, e non mi stupisce che Salvini ne abbia proposto l’estensione al ceto medio ed alle famiglie più bisognose. L’ipotesi è quella di poter garantire il beneficio fino ad una soglia massima di 50mila euro; tuttavia, il vice premier leghista ha subito precisato come “Bacchette magiche in dieci mesi non ce ne hanno regalate, però far pagare meno tasse a tanti è un nostro obiettivo“. Salvini, all’inaugurazione del salone del mobile di Rho, ha precisato inoltre che “già quest’anno pagheranno meno tasse la partite iva, gli artigiani, i piccoli imprenditori, i commercianti, il libero professionisti”. È però davvero difficile che questo Governo possa portare a termine un efficace progetto di riduzione della pressione fiscale. Lo stesso Di Maio si è mostrato subito scettico ed i prossimi incontri non lasciano presagire nulla di buono. Un governo che fino ad oggi non ha saputo gettare i presupposti per la crescita economica del Paese difficilmente sarà in grado di ridurre la pressione e semplificazione fiscale in maniera equa.  A prescindere dalle regole di bilancio, è necessario inoltre ridurre in maniera graduale il rapporto tra il debito ed il Pil, per poter rafforzare la fiducia degli investitori in titoli di Stato e abbattere gli oneri per interessi. Salvini rischia però di trovarsi nuovamente “ancorato” dalle posizioni antagoniste del primo alleato di Governo, il leader dei grillini Di Maio. L’economia è una problematica davvero complessa e nella situazione italiana servono in primis riforme profonde e proposte concrete su basi solide, non semplici parole gettate al vento. Bisogna inoltre avere la forza di poter alzare la voce a Bruxelles, fronteggiando le difficoltà legate alle difficili situazioni internazionali. Una vigilia davvero calda per le prossime elezioni europee, per un’Europa che dovrà dare risposte concrete a temi preoccupanti come la Brexit, la Libia o il difficile rapporto con Trump. Quello tra Washington e Bruxelles è un vero e proprio braccio di ferro: il rappresentante al commercio americano ha infatti proposto di applicare tariffe su una lista di prodotti europei (tra i quali numerosi del made in Italy) a tutela della loro economia nazionale, favorendo una vera e propria rappresaglia del presidente Trump per le sovvenzioni europee accordate alla Airbus. Con una nuova ondata di dazi, si rischia di danneggiare la florida esportazione dei vini italiani negli States, che nel 2018 ha chiuso con 1.5 miliardi di euro ed una crescita record del 4%. Inoltre viene scosso l’intero settore agroalimentare nazionale, che ha un valore di ben 4,2 miliardi di euro, determinando un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati. Fratelli d’Italia difende convintamente i diritti e i bisogni di chi produce lavoro e ricchezza, e di tutti gli imprenditori che rappresentano il made in Italy, oggi sotto attacco da parte dei nostri partner europei ed internazionali. FdI vuole inviare un messaggio forte all’Europa ed al mondo intero. Nelle idee di Giorgia Meloni, leader del Primo grande Partito dei conservatori italiani,  c’è una nuova Europa, che propone di trasformare l’UE in una confederazione di Stati nazionali che si riprendano carico di una buona parte di competenze delegate, forse troppo frettolosamente, a Bruxelles.
Trump

Il governo gialloverde silurato anche da Trump

L’inconsistenza internazionale del governo gialloverde si manifesta anche nel rapporto, sempre più incrinato, con l’amministrazione Trump, che evidenzia quasi uno scontro che mette in pericolo le concessioni che negli ultimi mesi erano arrivate in Italia dagli States. Trump ha già lasciato intendere che l’alleanza atlantica deve essere rivisitata e sostenuta, ed il Pentagono non ha gradito le posizioni assunte dai governanti italiani in relazione alle vicende legate alla visita del Presidente Cinese ed a quella che molti hanno definito come “Nuova via della Seta”. Sono molte le risposte che stanno lasciando il presidente americano decisamente perplesso nei confronti del nostro Paese: l’Italia non ha dato le garanzie richieste sulla Cina, non ha aumentato il budget per la difesa raggiungendo il 2% del Pil; non ha pagato, come richiesto, gli F-35, mantenendo una posizione di ostilità. Washington sembra pronta dunque a sbattere i pugni sul tavolo, palesando apertamente il proprio dissenso. L’occasione è stato quello dei 70 anni della Nato, in un evento al Centro Studi Americani.  L’ambasciatore americano Eisenberg ha rappresentato che “una Cina sempre più assertiva sta tentando di sovvertire l’unità europea e transatlantica”, e che il governo di Pechino “non è una democrazia; il mandato del suo leader non ha scadenza, e non esiste libertà individuale”. Inoltre, ha manifestato la propria preoccupazione per la sicurezza internazionale: “la legge cinese richiede alle sue imprese di sostenere e assistere il vasto apparato di sicurezza di Pechino. Ecco perché chiediamo ai nostri partner di essere vigili. Chiediamo loro di evitare venditori di 5G che potrebbero compromettere l’integrità delle comunicazioni globali”. Oggetto della discussione, quindi, anche il possibile coinvolgimento di colossi cinesi come Huawei e Zte sulla realizzazione del 5G nel Paese. In merito agli F-35, ha lanciato pesanti frecciatine ai cinquestelle: la priorità della Nato è quella di “investire nella nostra sicurezza”, ma in Italia la situazione è preoccupante per le esigue risorse messe in bilancio, con una evidente sproporzione, rispetto ad altri Paesi dell’Alleanza: c’è infatti un’altissima percentuale di fondi destinata al personale a pregiudizio degli investimenti. Secondo l’ambasciatore così non va: “investire in difesa vuol dire dare priorità alla modernizzazione”. Secondo Formiche.net, l’ambasciatore ha inoltre ricordato la centralità della produzione nuovi cacciabombardieri tanto cari all’amministrazione Trump. “L’Italia, in qualità di partner e non di semplice acquirente – ha spiegato Eisenberg – rischierebbe di sprecare un’opportunità incredibile per rafforzare ulteriormente la propria industria della difesa e spingere in avanti la propria economia”. Gli aerei prodotti dalla Lockheed Martin sono infatti assemblati anche in Italia, nello stabilimento Leonardo-Finmeccanica di Cameri. Si gioca dunque una importante partita a scacchi, sull’asse Washington – Roma – Pechino, per la sicurezza i futuri accordi internazionali. Purtroppo Di Maio & co. Sembrano i meno adatti a prendere le soluzioni più adeguate. Alla vigilia delle elezioni europee, i cinquestelle manifestano ancora una volta la propria mancanza di credibilità, sia nell’alleanza con Salvini, che a livello di politica internazionale. “Siamo sicuri che il capitalismo prevarrà in una competizione con imprese di proprietà statale che non operano secondo le regole del mercato” ha ribadito infine l’ambasciatore; “Tuttavia, è essenziale che gli Stati Uniti, l’Italia e altre nazioni libere collaborino per contrastare pratiche “predatorie” mirate a disgregare il mercato libero e gli scambi volontari”.  
clandestini

Solo una sana politica migratoria europea può risolvere il problema sbarchi

L’ennesima dimostrazione che le idee di Salvini sulle Ong e sulla gestione dei migranti non siano poi così prive di fondamento arriva dai fatti di cronaca più recenti. La nave di Sea Eye, Ong tedesca, ha infatti recuperato 64 migranti al largo della costa libica, e le organizzazioni umanitarie hanno già chiesto a gran voce ad Italia e Malta la possibilità di aprire i propri porti. La Mediterranea Saving Humans, rete di associazioni italiane che si occupa del monitoraggio del Mediterraneo, ha infatti espresso le proprie richieste direttamente su Twitter. Il vice Premier Salvini ha ovviamente replicato con fermezza: “Nave battente bandiera tedesca, Ong tedesca, armatore tedesco e capitano di Amburgo – dice il ministro dell’Interno – È intervenuta in acque libiche e chiede un porto sicuro. Bene, vada ad Amburgo“. La questione è decisamente complessa: in Italia, il Ministero dell’Interno gestisce le statistiche degli immigrati sbarcati nel nostro Paese, evidenziando come nel primo trimestre 2019 si sia ovviamente registrato un calo importante degli sbarchi. L’Italia, ma soprattutto l’Europa, hanno il dovere di aiutare chi scappa dal proprio Paese, spesso nella sofferenza di teatri di guerra. Tuttavia, non è possibile tollerare l’accesso indiscriminato ed incondizionato di persone non indentificate sul territorio, prive di qualsiasi controllo, e la chiusura dei porti imposta da Salvini è la conseguenza di tali considerazioni. In un’intervista rilasciata a la Verità, un anonimo avvocato piemontese, uno tra i maggiori esponenti impegnati nel settore dell’accoglienza, ha lanciato un vero e proprio allarme: “La verità è che un ragazzo su due di quelli che assistiamo come minorenne in realtà mente sull’età e appena può scappa” ha dichiarato il professionista. Negli ultimi tre anni sono sbarcate in Italia più di 45.000 minorenni, tra i quali:
  • quasi 900 di questi, non sono stati dati in affidamento o ospitati nelle apposite strutture;
  • più di 5.000, scappati dai centri di accoglienza.
Molti di questi arrivano in Italia privi di alcun documento e mentono sull’età; e l’Italia, che deve fronteggiare il fenomeno con onerose spese umanitarie, sociali e legate alla sicurezza, si trova in una situazione di estrema difficoltà.   Non si può accogliere se non si è in grado di assicurare adeguate condizioni di vita: gli aiuti sono fondamentali, ma l’accoglienza (o, la cittadinanza) ben altro. Episodi come quello della rapida dei due extracomunitari di Brescia sono sintomo del disagio che queste persone sono costrette a vivere in Italia, dove spesso vengono arruolate dalla malavita o sfruttate come manodopera a basso costo. Ed i fondi destinati all’accoglienza diventano un vero e proprio business che favorisce chi ne beneficia senza offrire un servizio adeguato, trasformando i centri per extracomunitari in veri e propri lager. È davvero questo il futuro che vogliamo, per gli immigrati e per l’Europa? No, ovviamente. Il dovere dell’Europa è quello di rivedere la propria politica migratoria, programmandola nel migliore dei modi: aiuti umanitari europei, ed accoglienza europea possono sussistere solo con una politica comune che impegni tutti gli Stati membri.  
giorgia meloni

Italia: o si cambia, o si affonda. Ripartire da lavoro e famiglia

Dopo le notizie poco confortanti della scorsa settimana, anche i dati Ocse evidenziano un’Italia in piena crisi. Il rapporto economico pubblicato mostra una lunga serie di segni “meno”, che rappresentano ancora una volta un vero e proprio messaggio di allarme: o si cambia o si va a fondo. La quota 100 e il reddito di cittadinanza, viziati da evidenti problematiche che non ne assicurano l’efficacia, hanno il difetto non garantire crescita e sviluppo, peggiorare il debito pubblico e incrementare le disuguaglianze sociali. Le tanto agognate rivoluzionarie riforme, cavallo di battaglia dei grillini, non sono state portate a termine, e la fiducia nel Paese cola a picco. La prerogativa principale del Governo è invece quella di criticare i dati e soprattutto chi li pubblica: Di Maio ha invitato l’Ocse “a non intromettersi” senza argomentare le preoccupazioni emerse dagli studi. Alcune considerazioni poco piacevoli sono emerse anche al tanto discusso Congresso delle famiglie: sembra quasi assurdo che qualcuno possa criticare chi difende la concezione di famiglia naturale fondata sul matrimonio, chi favorisce la natalità, chi vuole dare il giusto valore alla vita umana, chi sostiene la libertà educativa, e chi dice NO all’ideologia GENDER, all’aborto al nono mese, all’utero in affitto. Eppure, per queste nostre idee, c’è chi ci ha definiti retrogradi, arretrati ed oscurantisti. C’è addirittura chi ha messo in mezzo i concetti di omofobia e razzismo, lontani anni luce dalla centralità del congresso. E’ invece probabilmente più giusto definire retrogrado uno Stato che, negli ultimi anni, ha sindacato qualsiasi cosa, senza dare il giusto peso ad eventi come questo.  Ed è incomprensibile come moltissimi siano stati pronti a manifestare il proprio “odio verso la famiglia”, che invece dovrebbe essere il rifugio naturale dove poter vivere.

Verona: il mio intervento al Congresso Mondiale delle Famiglie.

Pubblicato da Giorgia Meloni su Sabato 30 marzo 2019
Giorgia Meloni, l’unica segretario donna in Italia, ha avuto modo di rappresentare più volte, anche in tv, le problematiche evidenziate. “Su questo congresso sono state dette tantissime falsità da una certa parte della stampa: non è un congresso che vuole abolire la 194, non è un Congresso che sminuisce il ruolo della donna, non siamo lì per togliere diritti, ma per aggiungerne”, ha rappresentato Giorgia Meloni, unica donna segretario di partito in Italia, intervistata in tv. “La famiglia naturale è sotto attacco e io voglio difenderla. Troppi pochi governi hanno messo nel loro programma leggi per aiutare le famiglie, per dire agli italiani che fare figli è un bene, una cosa positiva e che va loro riconosciuta”. E’ bello essere italiani, testimoni di una tradizione millenaria, in grado di tramandare valori non negoziabili alle nuove generazioni. Ed è per questo che vogliamo portare questi valori anche nel Parlamento europeo, per un’Europa più vicina alle famiglie ed ai bisogni degli italiani.