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Il governo gialloverde silurato anche da Trump

L’inconsistenza internazionale del governo gialloverde si manifesta anche nel rapporto, sempre più incrinato, con l’amministrazione Trump, che evidenzia quasi uno scontro che mette in pericolo le concessioni che negli ultimi mesi erano arrivate in Italia dagli States. Trump ha già lasciato intendere che l’alleanza atlantica deve essere rivisitata e sostenuta, ed il Pentagono non ha gradito le posizioni assunte dai governanti italiani in relazione alle vicende legate alla visita del Presidente Cinese ed a quella che molti hanno definito come “Nuova via della Seta”. Sono molte le risposte che stanno lasciando il presidente americano decisamente perplesso nei confronti del nostro Paese: l’Italia non ha dato le garanzie richieste sulla Cina, non ha aumentato il budget per la difesa raggiungendo il 2% del Pil; non ha pagato, come richiesto, gli F-35, mantenendo una posizione di ostilità. Washington sembra pronta dunque a sbattere i pugni sul tavolo, palesando apertamente il proprio dissenso. L’occasione è stato quello dei 70 anni della Nato, in un evento al Centro Studi Americani.  L’ambasciatore americano Eisenberg ha rappresentato che “una Cina sempre più assertiva sta tentando di sovvertire l’unità europea e transatlantica”, e che il governo di Pechino “non è una democrazia; il mandato del suo leader non ha scadenza, e non esiste libertà individuale”. Inoltre, ha manifestato la propria preoccupazione per la sicurezza internazionale: “la legge cinese richiede alle sue imprese di sostenere e assistere il vasto apparato di sicurezza di Pechino. Ecco perché chiediamo ai nostri partner di essere vigili. Chiediamo loro di evitare venditori di 5G che potrebbero compromettere l’integrità delle comunicazioni globali”. Oggetto della discussione, quindi, anche il possibile coinvolgimento di colossi cinesi come Huawei e Zte sulla realizzazione del 5G nel Paese. In merito agli F-35, ha lanciato pesanti frecciatine ai cinquestelle: la priorità della Nato è quella di “investire nella nostra sicurezza”, ma in Italia la situazione è preoccupante per le esigue risorse messe in bilancio, con una evidente sproporzione, rispetto ad altri Paesi dell’Alleanza: c’è infatti un’altissima percentuale di fondi destinata al personale a pregiudizio degli investimenti. Secondo l’ambasciatore così non va: “investire in difesa vuol dire dare priorità alla modernizzazione”. Secondo Formiche.net, l’ambasciatore ha inoltre ricordato la centralità della produzione nuovi cacciabombardieri tanto cari all’amministrazione Trump. “L’Italia, in qualità di partner e non di semplice acquirente – ha spiegato Eisenberg – rischierebbe di sprecare un’opportunità incredibile per rafforzare ulteriormente la propria industria della difesa e spingere in avanti la propria economia”. Gli aerei prodotti dalla Lockheed Martin sono infatti assemblati anche in Italia, nello stabilimento Leonardo-Finmeccanica di Cameri. Si gioca dunque una importante partita a scacchi, sull’asse Washington – Roma – Pechino, per la sicurezza i futuri accordi internazionali. Purtroppo Di Maio & co. Sembrano i meno adatti a prendere le soluzioni più adeguate. Alla vigilia delle elezioni europee, i cinquestelle manifestano ancora una volta la propria mancanza di credibilità, sia nell’alleanza con Salvini, che a livello di politica internazionale. “Siamo sicuri che il capitalismo prevarrà in una competizione con imprese di proprietà statale che non operano secondo le regole del mercato” ha ribadito infine l’ambasciatore; “Tuttavia, è essenziale che gli Stati Uniti, l’Italia e altre nazioni libere collaborino per contrastare pratiche “predatorie” mirate a disgregare il mercato libero e gli scambi volontari”.  

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