Immigrazione: i fatti di cronaca rappresentano un allarme?

Sono tanti i fatti di cronaca recente che pongono in risalto il problema dell’immigrazione come uno dei principali temi della nostra vita sociale, per il presente e per il futuro dei nostri figli. Le problematiche riguardano fondamentalmente le difficoltà nel poter ricevere immigrati nei nostri comuni per evidenti carenze logistiche, che amplificano i problemi legati al mancato inserimento dei soggetti, i quali, privi di un lavoro stabile ed emarginati culturalmente, sono spesso costretti a vivere di espedienti e si avvicinano alla vita criminale. I problemi di questa natura sono in qualche modo collegati agli stupri di Rimini, allo sgombero dei migranti a Roma, alle tematiche evidenziate nella città di Fiuggi e di tanti altri centri turistici della penisola. Sono tanti, oggi, gli episodi di cronaca che vedono coinvolti giovani migranti che, purtroppo, non fanno altro che peggiorarne l’immagine nei confronti dell’opinione pubblica. Lo Scandalo dell’ONG Tedesca e le dichiarazioni su Marcinelle evidenziano l’inadeguatezza della nostra classe politica, colpevole di una insufficiente attività diplomatica con la Libia e di non aver convinto contro l’Unione Europea che l’Italia gioca un ruolo diverso di tutti gli altri Paesi in tema di immigrazione. Il problema è innanzitutto logistico: l’Italia è particolarmente esposta ai flussi migratori, e deve poter agire liberamente per tutelarsi dagli sbarchi. Non dimentichiamoci mai che un movimento di clandestini, per sua natura, è comunque un’attività illecita che porta problemi di ordine pubblico, che vede muoversi sul territorio persone sconosciute pronte a tutto pur di poter restare nell’unione europea. I rapporti con l’UE, probabilmente, andrebbero rinegoziati. Dobbiamo comprendere se i nostri confini sono nazionali – e devono essere pertanto difesi con un adeguato dispiegamento di forze – o sono confini dell’Europa. In quest’ultimo caso, i costi devono essere ripartiti adeguatamente. Alle spalle di quei confini c’è il popolo italiano, non quello di altri Paesi Europei, pronti a chiudere, al contrario dell’Italia, le porte ai migranti. È oltremodo necessaria un’azione politica europea, che interessi sia i profughi che gli immigrati. Mentre i profughi – secondo i dettami l’UE – vengono ripartiti tra i Paesi UE, i migranti restano sul nostro territorio per molto tempo. Ma i profughi rappresentano soltanto il 5% degli arrivi sul territorio!

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