centrodestra prima coalizione del paese

Elezioni 2018: Il centrodestra è la prima coalizione del Paese

Il centrodestra è la prima coalizione, secondo i dati che potete monitorare qui. Le elezioni politiche hanno evidenziato come gli elettori abbiano dato al centro destra la fiducia necessaria per “rimettere in moto” il Paese. Il crollo di Renzi evidenzia il fallimento politico della sinistra che, dopo anni di Governo, non ha saputo comprendere che si avvicinava l’ora della resa, per certi versi analoga alle altre forze di sinistra nei principali Paesi europei. Gli elettori, stanchi e sfiduciati dal Governo di Renzi e Gentiloni, hanno scelto nella giornata di ieri una nuova politica, meno incline a pavoneggiarsi davanti ai tanti salotti televisivi, nei quali abbondano dibattiti e tecnicismi che spesso annoiano chi guarda. La gente, invece, cerca oggi una politica più vicina ai problemi reali del Paese, disponibile a parlare direttamente o anche sui social network di lavoro, immigrati, decoro delle periferie, contrasto alla microcriminalità. Chi vuole governare il Paese deve oggi dimostrare di saper vivere al fianco degli elettori, ascoltando i loro problemi; le discussioni sulle tematiche più “lontane” come politica economia o situazione delle banche, stanno lentamente lasciando lasciare il passo al buonsenso e alle persone, alle prese con problemi legati alla vita quotidiana. La coalizione di centrodestra , Berlusconi –  Salvini – Meloni creata dalle capacità politiche del Cavaliere, ha saputo imporsi con un programma politico davvero convincente ed è pronto per garantire una rinascita armoniosa del Paese. In attesa dei numeri definitivi, tuttavia, ora si comprende come la vera difficoltà sia quella di creare un Governo stabile. Con la sinistra in fuorigioco, la palla passa ora a centrodestra e Movimento 5 stelle: molto del futuro del Paese dipenderà dalle idee degli eletti e dalle decisioni del Presidente Mattarella, che avrà il compito di verificare, numeri alla mano, chi avrà davvero la possibilità di governare.
Mosca, successo a livello internazionale

I successi di Mosca in campo internazionale, grazie alla capacità di Putin

In questi ultimi anni la Russia è ritornata a ricoprire un ruolo da vera protagonista all’interno dello scacchiere internazionale, con un disegno politico abilmente creato dal presidente Vladimir Putin. Le capacità di governo del proprio leader hanno permesso di mettere in atto un sistema di controllo sui confini nazionali, creando una vera e propria “area di contenimento” che ha come perno il Mar Nero. Una serie di accordi con Ucraina, Grecia, Romania, Bulgaria, Turchia e Grecia garantisce oggi alla Russia una sorta di protezione da qualsiasi minaccia esterna. Con l’Iran, la Russia ha consolidato una cooperazione politica e militare che ha ribadito la potenza della regione del Medio Oriente sottraendola all’Arabia Saudita. Inoltre, l’introduzione degli accordi sul nucleare dei 5-1  tra Usa, Russia, Francia, Inghilterra, Germania e Cina, ha consentito all’Iran un’apertura verso i mercati europei, assicurando la sovranità allo Stato di Hassan Rouhani e creando un volume di scambi commerciali tali da consolidare le prospettive di sviluppo con quello che gli Usa ritengono, ancor oggi, uno “Stato canaglia”. Con la Turchia, Putin fu pronto ad accogliere le scuse ufficiali del presidente Ergoǧan sulle scelte avventate, da parte di Ankara, di abbattere il caccia russo Su-24 nel novembre 2015. In tal modo ha instaurato con loro una coalizione geo-economica e una proficua collaborazione politico-militare che ha messo sotto scacco la Siria. In tal modo la Turchia, che potrebbe in futuro puntare a riacquisire quelle aree perse con le Primavere arabe, si allontana dall’Europa e dall’Alleanza Atlantica entrando nella sfera euroasiatica di Mosca. La conferenza di Astana del 2017 tra Russia, Turchia, Iran, Siria e i ribelli ha segnato il definitivo trionfo di Putin e dei suoi alleati in Medio Oriente, isolando gli Usa, che hanno ricoperto soltanto un ruolo marginale.
L’Iran si espande in Medio Oriente hezbollah

L’Iran si espande in Medio Oriente e aggredisce Israele

La notizia del caccia israeliano abbattuto in Siria è solo l’ultimo episodio che potrebbe creare una vera e propria escalation di violenze tra la coalizione Iran, Siria e Hezobollah libanese contro Israele, che convive oggi con minacce che provengono sia dal confine libanese che da quello siriano, non trascurando a Sud il problema di Gaza controllato dal movimento integralista di Hamas. La colpa del disastro aereo viene ufficialmente attribuita all’Iran. L’F16 israeliano abbattuto era di ritorno da un raid condotto in Siria contro 12 diversi obiettivi militari, e l’attacco era partito dopo che nello spazio areo israeliano era stato intercettato un drone iraniano, lanciato dal confine della Siria. Il portavoce militare, generale israeliano Ronen Manelis, ha etichettato l’episodio come un “grave attacco iraniano “, mentre il colonnello Jonathan Conricus ha accusato l’Iran di violare la sovranità Israeliana. “L’Iran ha effettuato questo tentativo di attacco” ha infine ribadito il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, “ha violato la nostra sovranità facendo infiltrare un suo drone nello spazio aereo israeliano dalla Siria. La nostra politica è chiara: Israele si difenderà contro ogni aggressione ed ogni tentativo di violare la sua sovranità”. Tali dichiarazioni sono state rilasciate dopo il colloquio che lo stesso Netanyahu ha tenuto con Vladmir Putin e con il segretario di Stato degli Usa Rex Tillerson. La situazione appare oggi controversa e di difficile gestione: una possibile mediazione da parte della Russia, in ottimi rapporti con Israele e alleato della Siria, potrebbe garantire un equilibrio nella regione, raffreddando gli animi. Putin ha già dimostrato, in più di un’occasione, di sapersi muovere abilmente tra le pieghe della diplomazia per poter evitare situazioni particolarmente rischiose, che non farebbero altro che aumentare il caos. Situazione ben diversa, quella dell’Europa, che si mantiene poco incline ad aumentare la tensione contro l’Iran aprendosi al dialogo e sperando in nuovi sviluppi commerciali. Tuttavia, l’Iran potrebbe rivelarsi un partner imprudente ed inaffidabile: supporta regimi pericolosi, come quello di Assad, finanzia il terrorismo di Hetzbollah e compie azioni militari nell’intero medio oriente con mire espansionistiche.
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Il problema dei clandestini sarà al centro della prossima legislatura

Le espulsioni dei clandestini in Italia dovranno essere al centro dei provvedimenti della prossima legislatura. Ha ragione il centrodestra a porre l’attenzione ad un problema che, con l’accoglienza senza limiti di Matteo Renzi, si è amplificato a dismisura, diventando una vera e propria emergenza. Senza un piano di larghi rimpatri e di espulsioni, difficilmente di potrà arginare il fenomeno. L’Italia conta oltre 600 mila clandestini, che non hanno diritto all’asilo ed alla protezione internazionale: per il loro rimpatrio, se consideriamo il costo individuale che oscilla tra i 3 ed i 4mila euro, si può preventivare una spesa complessiva che si aggira attorno ai 2 milioni di euro. Questa cifra, è un vero affare, se consideriamo che per l’accoglienza, l’Italia ha speso ben 10 miliardi negli ultimi tre anni. Il piano rimpatri promosso dal centrodestra, che mira a portare i 600mila stranieri nei loro Paesi di origine, si rivela una soluzione efficace e, relativamente, a buon prezzo, per risolvere il problema dei clandestini. Le risorse del piano rimpatri potrebbero essere utilizzato per mettere in moto la macchina burocratica per la velocizzazione delle pratiche di accompagnamento nei loro Paesi di origine. La spesa annuale per l’accoglienza è in realtà una semplice “presa in carico” del clandestino, che vengono assorbite dai cosiddetti “faccendieri della solidarietà” (cooperative sociali, ong e onlus) pronti a dividersi, in maniera omogenea, quello che è diventato un vero e proprio mercato. La quota stanziata per ogni immigrato è di 35 euro al giorno più iva, e comprende, oltre a vitto ed alloggio, anche abbigliamento, assistenza sociale, linguistica e psicologica e sanitaria. In questo contesto vanno anche ad inserirsi una serie di spese supplementari estremamente onerose: quella dei traduttori durante i colloqui di chi chiede asilo, quella degli Spar, i Servizi Protezione Richiedenti Asilo Rifugiati, destinati ai singoli comuni; le spese straordinarie per la manutenzione e la gestione dei vari hotspot; quello dei diversi programmi di istruzione e terzo settore. Un piano espulsioni massivo e rapido riuscirebbe in poco tempo a contenere le spese e affrontando nel migliore dei modi il drammatico fenomeno dell’immigrazione, con un approccio realista e solidale, ma comunque sostenibile.
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La proposta politica del centrodestra funziona

La proposta politica del centrodestra, in particolare il taglio netto delle tasse attaverso la Flat tax, funziona davvero ed assicura l’immediata ripresa economica. Prova lampante la politica di Trump e la rinascita economica di alcuni Paesi dell’est europeo, dove soluzioni simili sono state già applicate, di recente, con successo. In Italia il principale problema legato alla nostra economia è quello del sistema fiscale, iniquo e caotico. La riforma del fisco deve dunque essere la priorità del prossimo governo, atteso che le coperture economiche non mancano sicuramente, come dimostrano le proposte dell’Istituto Bruno Leoni e dell’economista Nicola Rossi, ex Partito Democratico. Da quando Berlusconi ha manifestato l’intenzione di introdurre la Flat tax al centro del programma politico per le prossime elezioni, la sinistra ha alzato veri e propri muri. I pregiudizi, però, non trovano riscontro con i dati reali. Attualmente la progressività delle cinque aliquote Irpef vigenti, difesa da chi ne sostiene la conformità con l’art. 53 della Costituzione, si applica solo a redditi da lavoro e pensione. Tutte le altre forme di tassazione, introdotte in questi ultimi anni dai governi che si sono succeduti alla ricerca indiscriminata di nuovi introiti, hanno adottato aliquote con un sistema proporzionale, che non prevede alcun criterio di progressività. Redditi da Capitale, Titoli di Stato o redditi immobiliari, solo per dirne alcuni, sono tassati con aliquota fissa proporzionale e non progressiva. Dunque, la colalizione di Sinistra contesta oggi ciò che i governi, negli ultimi anni, hanno introdotto. Un vero e proprio controsenso. La Flat tax ad aliquota unica, al contrario, si dimostra più coerente con l’art. 53 della Costituzione e, allo stesso tempo, più equa: ingloba infatti tutti i redditi (mobiliari, immobiliari, catastali e da locazione), garantendo la progressività con una soglia esente da prelievo ed una serie di deduzioni – detrazioni che varia col numero dei componenti familiari e la soglia di reddito raggiunta dal contribuente.
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Scuola e Sanità: più libertà ed efficienza nel programma del centro destra

L’importanza della scuola viene ribadita nel programma politico del centro destra per le prossime elezioni, con il quale Berlusconi punta, in primis, al rilancio economico del Paese con la flat tax al 23%. Una scuola di qualità oggi crea dei professionisti che domani saranno in grado di inserirsi nel mondo economico del Paese, creando i presupposti per un solido sviluppo. Le famiglie devono essere libere di poter scegliere il meglio per i propri figli valutando la migliore offerta educativa. Il pubblico ed il privato devono poter viaggiare su binari paralleli, con appositi incentivi per la competizione tra le stesse. Le “anomalie e le storture” del Buono scuola dovranno essere abolite. Viene ribadita la centralità, nel processo formativo dello studente, del rapporto tra l’insegnante e l’allievo; i docenti più in gamba verranno valorizzati con un apposito sostegno all’aggiornamento ed alla meritocrazia. Al docente viene assicurato un ruolo centrale, basato sulla professionalità e sulla qualità del lavoro svolto. Verrà introdotto un sistema meritocratico, con incentivi per l’aggiornamento professionale. Il precariato non avrà più ragione di esistere e verrà progressivamente abolito. L’università italiana è un patrimonio nazionale e va rilanciata, deve tornare ad essere piattaforma primaria per l’informazione.   Un piano di edilizia scolastica riuscirà per la realizzazione di edifici efficienti, moderni e funzionali. In tutto il Paese, molti immobili adibiti a scuole necessitano di opere per la messa in sicurezza o la ristrutturazione delle aree di uso pubblico. Verrà sostenuto l’associazionismo sportivo, che verrà finalmente considerato strumento di crescita sociale. Parallelamente all’istruzione, il centro destra ha voluto includere nel programma alcuni punti relativi alla sanità pubblica, che i recenti governi stanno rendendo inefficiente a suon di tagli. Anche per la sanità, le famiglie dovranno avere la massima libertà di scegliere dove curarsi e, nel contempo, il governo incentiverà la competizione pubblico – privato, che porterà ad ottenere indubbi benefici. Il medico – il quale, come l’insegnante, verrà valorizzato con un sistema meritocratico – avrà la massima responsabilità nel rapporto con il paziente.
I Pensionati non devono patire la fame, la soluzione nel programma di Forza Italia

I Pensionati non devono patire la fame, la soluzione nel programma di Forza Italia

Uno dei punti di maggiore interesse nel programma politico del centro destra è quello di proporre soluzioni al fine di porre rimedio alle difficili condizioni economiche in cui vertono oggi gli anziani. I pensionati di oggi sono ex lavoratori che hanno versato regolarmente i contributi per tutto l’arco della loro vita, ma si ritrovano a dover sopravvivere con una pensione da fame, vittime di una normativa pensionistica del tutto inadeguata. Già da tempo il Comitato dei Diritti sociali del Consiglio d’Europa ha manifestato il proprio disappunto, evidenziando come in Italia “l’ammontare minimo delle pensioni versate alle persone anziane è manifestamente insufficiente per una gran parte di loro perché si situa al di sotto della soglia di povertà”. Inoltre è stato rappresentato come “la questione delle pensioni minime, ma anche quella della mancanza di un approccio globale e coordinato per combattere la povertà e l’emarginazione sociale, sono due questioni che meritano una particolare attenzione da parte del Paese”. Tra i programmi delle diverse forze politiche che vengono proposti di questi giorni, quello di Forza Italia è indubbiamente il più attento alle condizioni economiche dei pensionati, mettendo in programma l’aumento a mille euro delle pensioni più basse. Berlusconi già nel 2001 ha lavorato per l’aumento degli assegni minimi ai pensionati a un milione di lire, del quale beneficiarono quasi due milioni di ex lavoratori. I requisiti necessari erano l’età minima di 70 anni ed un reddito personale – ad esclusione di quello derivante dall’abitazione principale – non superiore a 6,714 euro anni, incrementati dall’assegno sociale, nel caso di coniugi. Se i criteri fossero gli stessi anche per il 2018, il nuovo Governo dovrà stanziare 10 miliardi di euro. Un onere decisamente impegnativo, che dimostra la volontà di assicurare una vita dignitosa a tutti gli italiani che hanno lavorato duramente per tanti anni contribuendo in maniera determinante allo sviluppo economico del Paese.
Il programma del centrodestra convince gli italiani

Il programma del centrodestra convince gli italiani

I sondaggi più recenti mostrano come il centrodestra cresca ancora, acquistando la fiducia dei propri elettori, Il programma del centro destra convince fgli Italiani. Il merito è probabilmente quello di aver firmato un programma politico credibile, che viene percepito come più affidabile e di maggior qualità rispetto a quello di quello delle altre coalizioni. Secondo un recente rilevamento promosso dal Huffington Post, infatti, il centrodestra – con particolare riferimento all’ala moderata si rivela convincente, a danno dei diretti avversari, in particolare del PD che scende inesorabilmente al 22%. Particolare rilevanza viene dato al tema della politica economica, che si dimostra coerente e sostenibile, sostenuto da coperture credibili. L’idea del centro destra è sostanzialmente in contrapposizione con quelle di PD e Movimento 5 Stelle, in quanto basata su una profonda riforma strutturale. La Flat Tax rappresenta un importante punto di svolta per l’intero sistema fiscale, in quanto le famiglie avrebbero ben chiaro il livello di tassazione al quale andranno incontro e verranno incentivati a produrre più reddito. Inoltre, si allargherebbe la platea di potenziali investitori, così da assicurare la creazione nuovi posti di lavoro anche in aree del territorio ove la disoccupazione è molto alta. L’aliquota del 23% è una proposta intelligente ed estremamente pragmatica: il gettito fiscale si manterrà inalterato, autofinanziando la riforma. La pressione fiscale invece si ridurrà proporzionalmente con la crescita del reddito, con stime di un punto l’anno nel corso della legislatura, parallelamente alla spesa. La “pressione dello Stato” si ridurrebbe, aprendo le porte a nuove forme di investimento e all’aumento dei consumi. Se portata a termine, la riforma proposta è la migliore soluzione per ottenere il maggior rigore di bilancio, quindi è quella più vicina all’Europa. Nessuna categoria è stata trascurata: l’aumento a 1000 euro delle pensioni minime, più volte affermato da Berlusconi, potrebbe migliorare le condizioni di vita di tanti anziani costretti a sopravvivere percependo un reddito pensionistico davvero esiguo, dando nuova ninfa ai consumi.
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Flat tax e sconti, Irpef al 23%: Forza Italia punta al rilancio economico

È di Forza Italia la più rivoluzionaria idea di riforma del sistema fiscale, che pone le basi per un serio rilancio della nostra economia, attaverso il concetto della Flat Tax. Pagare meno, pagare tutti senza troppe complicazioni legate a tasse e balzelli che opprimono il contribuente e allontanano gli investitori. Alla vigilia delle elezioni politiche 2018, ci sono alcuni importanti impegni che il partito vuole portare a termine nel prossimo governo, in grado di favorire famiglie ed imprese.

Perché la Flat Tax è la soluzione ideale

La riforma del sistema tributario prevede l’introduzione di un’unica aliquota fiscale per le persone fisiche e giuridiche. Chi guadagna poco verrà tutelato con l’introduzione di una no tax area e con un’esenzione totale sotto una determinata soglia. Verranno abolite imposta di successione e sulle donazioni., e cancellate tutte le pendenze fiscali degli italiani. Negli ultimi anni, l’introduzione della Flat tax ha consentito a diversi Paesi dell’est europeo di accelerare la crescita economica nazionale.

L’aliquota della Flat Tax

Berlusconi ha previsto di partire già nel 2018 con una flat tax del 23% e, nei prossimi anni, di abbassarla fino al 15-20%; la no tax area dovrebbe scende fino a 12 mila euro. La pressione fiscale si ridurrà consentendo maggiore liquidità economica alle famiglie, incrementando nel contempo le possibilità di creare nuove imprese e nuovi posti di lavoro.

I costi della Flat Tax

I costi stimati rivoluzionaria si attestano intorno i 50 miliardi l’anno, senza gravare ulteriormente sul bilancio pubblico. Le coperture verranno garantire dalla semplificazione delle tante deduzioni e detrazioni che oggi costano all’erario 171 miliardi senza produrre risultati apprezzabili, e dalla lotta all’evasione fiscale, il cui gettito stimato in Italia è di oltre 107 miliardi. Un sistema fiscale più efficiente ad aliquota unica più bassa riuscirebbe infatti all’emersione del sommerso, garantendo risorse di oltre 20 miliardi di euro. La progressività dell’imposizione fiscale, prevista dall’art. 53 della nostra Costituzione, verrà garantita da un sistema di deduzioni in grado di favorire, in particolare, i redditi medio-bassi. Verranno inoltre portati a termine la cartolarizzazione dei beni confiscati alla mafia, ed un piano, da 5 miliardi l’anno per 5 anni, destinato alla lotta contro la povertà.

I vantaggi della Flat tax

Con la Flat tax ogni contribuente saprà esattamente quanto pagare, senza necessità di rivolgersi ad un professionista e senza possibilità di errore. Nel programma di governo di Forza Italia si evidenzia come «Le prove empiriche e le esperienze internazionali mostrano come efficienza e semplificazione fiscale comportino un aumento di gettito».
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Berlusconi e la flat tax: ecco cosa serve davvero all’Italia

Nelle recenti apparizioni, Silvio Berlusconi è apparso nuovamente in forma e pronto proporre la ricetta ideale per far ripartire il Paese, che deve puntare oggi ad una vera e propria rivoluzione fiscale, partendo dal concetto della Flat Tax. Lo stato di oppressione fiscale in cui viviamo, basato su numerose tasse e balzelli che pesano come un macigno sulla crescita economica e sulla salute delle singole attività, dovrà presto concludersi. Il Cavaliere ha annunciato da tempo che punterà alla cosiddetta flat tax, con un’aliquota più bassa di quella attuale ed inferiore dunque al 23%. Proporre meno tasse per tutti (in particolare, per chi paga e produce) potrebbe stimolare la crescita economica e ridurre l’evasione fiscale. Oggi ci sono tasse altissime” ha sottolineato Berlusconi «ed è difficilissimo compilare il modulo 730. La flat tax dovunque è stata applicata ha dato risultati straordinari. Ci sarà un modulo da una pagina e non più di sedici pagine». Ricorda inoltre che «la flat tax è stata applicata in più di 60 Paesi” e che in tema di lavoro proporrà “zero contributi per sei anni a chi assume a tempo indeterminato». I più scettici criticano il fatto che non esistano prove certe sull’effettiva efficacia della tassazione unica; tuttavia, il successo appare garantito. Ad Hong Kong la flat tax venne introdotta nel secondo dopoguerra, determinando un forte successo economico; nelle tre Repubbliche baltiche Lituania, Lettonia ed Estonia, fu invece decisa nel 1994, creando i presupposti per uno dei tassi di crescita più alti d’Europa. Molto positiva l’esperienza anche in Russia, ove è stata introdotta nel 2001. La flat tax porterà ad una riduzione delle tasse da pagare ed una diminuzione delle entrate fiscali stimata, per l’Italia, intorno ai 95 miliardi. Forza Italia prevede che la maggior parte di questi introiti saranno recuperati dall’evasione, che si ridurrà in quanto, con tale aliquota, eludere il fisco più difficile e meno conveniente. Inoltre, l’introduzione dell’aliquota unica più bassa potrebbe dare nuova linfa ai mercati ed attirare i capitali degli investitori esteri. Numerosi i consensi sulla proposta, provenienti da tutto il mondo: tra i più autorevoli, quello di Bill Emmott, ex direttore dell’Economist da sempre molto critico sul Cavaliere (nel 2001 fu autore della famosa copertina su ‘Berlusconi unfit to lead Italy’ – inadatto a guidare l’Italia). Emmot ritiene che la flat tax possa rivelarsi una soluzione adeguata ai problemi economici del nostro Paese, considerando che «l’evasione delle tasse è un grandissimo problema per l’Italia e un’imposta sul reddito semplificata con una sola aliquota, pagata da chiunque guadagni oltre un determinato importo, sembra una buona idea in queste condizioni. L’evasione fiscale crea enormi problemi ai conti pubblici italiani e fa ricadere un onere troppo pesante su tutti quelli che non sono in grado di evadere le tasse, perché lavoratori dipendenti o pensionati, riducendo la loro capacità di consumo e mettendo in moto un circolo vizioso che porta alla stagnazione dell’economia. Dopo 20 anni di sottosviluppo economico rispetto ai partner europei, mi sembra che sia arrivata l’ora di riforme radicali».